Un’intera équipe medica (il primario dell'epoca e due medici del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina) a processo per la morte di un bimbo nato appena un’ora prima. Nello stesso procedimento, per due ostetriche è stato disposto il proscioglimento. Si spacchetta con un doppio esito l’udienza preliminare al tribunale di Lecce, celebratasi davanti al gup Angelo Zizzari in cui i genitori del piccolo si sono costituiti parte civile per il tramite dell’avvocata Cristina Martano. La tragedia risale al 27 agosto del 2020.

Una giovane coppia, residente nel vicino comune di Aradeo, attendeva con trepidazione la nascita del figlio Andrea. Il piccolo viene alla luce alle 11,33 ma, esattamente un’ora dopo il suo primo vagito, si spegne per aver aspirato del liquido amniotico contenente meconio. Per gli inquirenti, gli indagati nonostante avessero accertato la presenza del liquido non avrebbero disposto d’urgenza il taglio cesareo eseguito soltanto un’ora dopo, con un ritardo “non giustificato” perché “un intervento tempestivo avrebbe garantito una migliore respirazione al piccolo”.

Nella cronologia del fatti, a conclusione del taglio cesareo, l’equipe medica non avrebbe rilevato il ph fetale alla nascita, “elemento che avrebbe consentito di verificare in modo inconfutabile e oggettivo le reali condizioni fetali ancor prima di affidarlo al neonatologo nonché la condizione di sofferenza per la presenza ormai manifesta di liquido”.