Sarebbe dovuto venire al mondo il 25 novembre scorso ma Mattias è morto ancor prima di nascere. Sullo sfondo di questa tragedia si addensano presunti ritardi dei soccorritori del 118 e valutazioni errate durante la gravidanza. La procura di Lecce ha così deciso di accendere un faro sulla morte di un feto dopo la denuncia di una coppia di genitori: lei, 43 anni; lui, di sette anni più grande. Risiedono a San Donato (un comune alle porte di Lecce) e chiedono di accertare se la morte del loro secondo figlio poteva essere in qualche modo evitata.
Come atto dovuto, con le accuse di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario e omicidio colposo, nel registro degli indagati sono stati iscritti i nomi di una ginecologa del consultorio di San Cesario e di due colleghe in servizio all’ospedale di Galatina oltre all’autista dell’ambulanza, del soccorritore e dell’infermiere del 118 intervenuti quella notte a San Donato. La donna, secondo quanto riportato in denuncia, aveva scoperto la gravidanza a maggio. Un mese dopo si era rivolta al Consultorio di San Cesario dove è stata seguita da una ginecologa. Agli inizi di novembre - a poche settimane dal termine della gravidanza - la donna si sottopone a un controllo programmato all’ospedale di Galatina. Le prime problematiche vengono segnalate il 5 novembre quando la gestante chiama il 118 per forti dolori alle gambe, ai fianchi e nella regione pelvica.






