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I mercati sono arrivati al giro di boa del 2026 con tanti nodi ancora da sciogliere, tra la nuova recrudescenza della guerra in Medio Oriente, l'ondata di vendite (forse prese di beneficio) sui chip e la maxi-ipo di SpaceX.
I punti di domanda sono ancora tanti, come numerose restano le variabili che possono far muovere i mercati nell'una o nell'altra direzione. Ma per l'investitore che fosse ormai in vista delle ferie estive e volesse prendersi una pausa anche dal portafoglio, è possibile valutare dei classici senza tempo della pianificazione finanziaria: i portafogli pigri.
Portafogli da relax. Il principio dei portafogli pigri, versione italiana dei lazy portfolios americani, è semplice: si tratta di allocazioni multi-asset costruite con pochi strumenti a basso costo (in genere Etf), adattabili a vari profili di rischio e pensate per essere costruite una tantum e lasciate lavorare per lunghi periodi di tempo.
Consulenti ed esperti di portafoglio americani popolano siti e forum con le loro proposte di lazy portfolios, spesso avvalorate da backtest di lungo periodo. Ma un investitore italiano deve fare molto attenzione alle peculiarità del suo mercato di riferimento: seguire i più celebri lazy portfolios a stelle e strisce significa esporsi nella maggior parte dei casi a una valuta non propria (il dollaro) anche nella parte obbligazionaria, oltre che al rischio di non trovare gli Etf necessari nell'offerta europea, molto più limitata di quella statunitense.






