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I continui record delle borse che ormai si susseguono dal 2022 hanno rovesciato il vecchio paradigma del portafoglio: che il mercato vada sfidato continuamente, provando a batterlo con la gestione attiva. La diffusione continua dei prodotti passivi (sono quasi 2.500 gli Etp quotati a Piazza Affari) e delle piattaforme fai-da-te hanno fatto il resto: oggi la priorità di molti investitori è quella di replicare il mercato così come è, accettandone anche le fasi negative e quelle più volatili e abbassando il più possibile i costi di gestione.

Un approccio che, dati alla mano, si sta rivelando vincente: la nuova edizione del Barometro europeo di Morningstar che mette a confronto fondi attivi e passivi in varie categorie di investimento mostra come, alla fine del primo semestre, il tasso di successo a un anno dei money manager azionari sia sceso al 28,4%, flettendo di oltre due punti percentuali dal 30,5% di fine 2025.

Il peso delle commissioni. Allargando gli orizzonti temporali peraltro la probabilità che uno stock picker di professione batte il rispettivo fondo-indice si fa sempre più bassa. A cinque anni il tasso di successo dei gestori azionari scivola al 15,2%, a dieci anni sprofonda addirittura all'11,9%.