È un Fdi di lotta e di governo quello che ha costretto ieri i riluttanti alleati a sottoscrivere un proprio emendamento alla legge elettorale che introduce una forma di voto per i fuorisede: una battaglia storica del partito di Meloni e del suo movimento giovanile, ma su cui finora era piombato il veto soprattutto della Lega. Durante l’esame in Commissione, infatti, gli emendamenti delle opposizioni erano stati cassati né il centrodestra era riuscito a presentare e votare un proprio testo in materia per l’ostilità interna. Si vedrà lunedì, quando scadranno i termini per presentare gli emendamenti in Aula, se questo sui fuorisede sarà il contentino che gli alleati concedono a Fdi per il loro “niet” alle preferenze, o se invece si tratta del prodromo di un clamoroso accordo anche su quest’ultimo tema. Da segnalare anche la consegna alla segretaria del Pd Elly Schlein, di un appello pro-preferenze di 89 elette cattolico democratiche, un modo per incalzarla sul suo silenzio in materia.

Il centrodestra aveva affondato la pdl Madia in quota opposizioni che introduceva il voto per i fuorisede, trasformandola durante l’esame alla Camera in una delega al governo, lasciata poi morire in Senato. Eppure nella campagna elettorale del 2022, oltre a promettere il taglio delle accise della benzina, il blocco navale contro i migranti e quant’altro, era stato promesso il voto per i fuorisede, antica battaglia del movimento giovanile meloniano. Dopo una sperimentazione alle europee del 2024 e al referendum del giugno 2025, Fdi era riuscito lo scorso aprile a convincere gli alleati ad allargare il perimetro dell’intervento legislativo della riforma elettorale anche ad altri temi, tra cui i fuorisede.