Ci sono degli ucraini che combattono la guerra e ne subiscono le conseguenze e altri che la subiscono soltanto. Nella seconda categoria rientrano i civili che non hanno lavori particolarmente importanti o posizioni di rilievo in politica, praticamente la quasi totalità della popolazione. Ma anche in questo insieme esistono molti sottogruppi.
I CIVILI DEL DONETSK, ad esempio, sono quelli che la subiscono più di tutti. Da sempre, non solo dall’inizio dell’invasione ma dal 2014. A Kiev hanno sperimentato la mancanza di cibo e altri generi di prima necessità durante i primi giorni del conflitto, ma quando si è capito che la capitale ucraina non sarebbe diventata una nuova Sarajevo come qualcuno andava predicando terrorizzato, i negozi hanno iniziato a riaprire, le merci ad arrivare e oggi siamo nella situazione in cui a ogni trasferta qui troviamo nuove attività aperte.
Ristoranti, bar, locali con pretese gourmet e grafiche studiate. Oppure negozi di abbigliamento di marchi occidentali, la maggior parte statunitensi, perché all’uomo che non combatte piace vestirsi come se lo facesse. Ma anche tanti negozietti nati da start-up ucraine che utilizzano qualcuno dei simboli più pop della guerra (la corazzata Moskva, i gattini dei soldati, il coperchio della raffineria di San Pietroburgo saltata) per farne indumenti o accessori.







