La vita e la morte, l’accettazione della finitezza umana, anche nel rapporto con l’altro, il valore morale della giustizia. Ruotano intorno a questi giganteschi temi gli spettacoli cardine dell’edizione 2026 Festival di Aix-en-Provence. L’elemento interpretativo chiave sembra essere quello dell’infanzia, energia tesa verso il futuro a dispetto delle avversità. Sono bambini-adulti dell’Europa post bellica i protagonisti del Flauto Magico di Mozart nella regia cupa e non sempre convincente di Clément Cogitore, riscattata dal disegno direttoriale di Leonardo Garcia-Alarcon. Espressione del ciclo delle generazioni, i bambini illuminano di speranza il Requiem di Mozart allestito da Romeo Castellucci, successo europeo che torna a Aix dove nacque nel 2019, sempre con Raphael Pichon e l’Ensemble Pygmalion. Le voci trepide dei bambini mai nati sono tra le invenzioni più ammalianti e misteriose della Donna senz’ombra di Richard Strauss e Hugo von Hofmannsthal, opera impervia tanto sotto il profilo vocale che orchestrale.
EVENTO raro, la regia di Barrie Kosky, la direzione di Klaus Mäkelä e la distribuzione vocale si allineano in un’esaltante comunione di intenti. La direzione dettagliata e asciutta di Mäkelä non difetta mai del pathos, che scorre nei confronti tra la coppia dei tintori e nella struggente supplica dell’imperatrice al padre. L’Orchestre de Paris in stato di grazia alterna diafane iridescenze a bagliori e squassanti deflagrazioni. Formidabile il quintetto principale, a partire dalla Tintora di Ambur Braid, attrice dalla voce gloriosa, seguita dal Barak di Brian Mulligan e dalla coppia imperiale Vida Mikneviciute e Michael Spyres al debutto nella parte. Motore dell’azione la Nutrice volitiva di Nina Stemme che apre l’opera in sedia a dondolo: favole di bambini o interpretazione dei sogni freudiana? Il cavallo che oscilla su lame affilate, destriero dell’imperatore-cacciatore, l’enorme testa femminile col suo corteggio di dame acefale, ora avvolte di pulviscoli preziosi ora armate di lame di coltello confermano la doppia prospettiva.






