JESOLO - Tanti i ragazzini di un tempo che gli dovranno un "grazie" per quello che ha saputo fare per loro, aiutandoli a crescere, prima di tutto come persone, poi come giocatori di basket. Tanti anche i colleghi di lavoro, soprattutto "Alla Grigliata", dove aveva lavorato per anni e dove per i titolari era una persona di fiducia; ma anche alla pizzeria Pirami, dov'era stato occupato negli ultimi tempi e dove aveva saputo creare un clima di amicizia con tutti. Ma, soprattutto, i familiari, che ora gli dicono "Grazie per tutto ciò che abbiamo vissuto insieme e per l'amore che ci hai donato", a cominciare dalla compagna Michela, con cui viveva in simbiosi perenne da oltre 20 anni.
L'ULTIMO SALUTO Nicola Drighetto un "grazie" di certo lo riceverà da tutti, nell'ultimo saluto, venerdì, alle 15.30, nella chiesa San Giovanni Battista; nella stessa chiesa, oggi, giovedì, alle 17.30, la recita del rosario. Aveva 45 anni e l'evoluzione, terribile, della malattia, alla fine lo ha vinto. Lascia i genitori, Paola e Moreno, i fratelli Gessica e Federico, oltre alla compagna Michela, che da anni era diventata la ragione della sua vita. Poco più di vent'anni fa, Nicola scopre di avere una malattia autoimmune al sangue; sono gli anni in cui è in piena attività come allenatore delle giovanili di basket, nel lavoro è ormai un punto fisso "Alla Grigliata", tutte attività dove si dedica completamente, com'è sempre stato nel suo stile. E continuerà a farlo, pure nel pieno della malattia, con tutte le cure necessarie. Negli ultimi tempi, però, le cose peggiorano e colpiscono il fegato. Subisce due trapianti, ma senza quell'esito che tutti speravano. Due mesi, gli ultimi, vissuti con spirito combattivo, ma che hanno portato ad un epilogo tragico. "Sei stato un vero guerriero - scrive la famiglia nell'epigrafe -, hai lottato fino alla fine e adesso riposa in pace".IL RICORDO DEI FAMILIARI Una notizia che ha scosso la comunità, dove Nicola era molto conosciuto e stimato. "La vita - il pensiero dei familiari - ti ha messo davanti a prove durissime, ma tu hai risposto ogni volta con un coraggio immenso ed un amore infinito per la vita. Grazie per tutto ciò che abbiamo vissuto insieme e per l'amore che ci hai donato. La tua luce continuerà a brillare nei nostri cuori per sempre". Con Michela c'era un rapporto speciale, trasmesso anche ai nipoti. I due avevano anche aperto assieme l'Alabao, locale gestito per circa otto anni. Lei stessa lavora nel noto ristorante di carne alla griglia dove il padre di Nicola, Moreno, tra i gestori, è stato anche allenatore del figlio. «Da quando l'ho allenato da ragazzino, l'ho praticamente visto crescere e diventare uomo - ricorda Moreno -. L'ho allenato per qualche anno e poi l'ho accompagnato anche nella sua crescita come tecnico nelle giovanili, sempre desideroso di imparare e di porsi nel giusto modo nei confronti dei più giovani. Ha scoperto di avere la malattina nel periodo in cui si facevano i primi camp estivi di basket all'allora Play Village; ha iniziato a fare le cure, ma non si è mai tirato indietro nella vita di tutti i giorni. Un ragazzo sempre disponibile, che quando prendeva un impegno lo portava avanti dando anche più del cento per cento. Una persona che sapeva farsi volere bene. Uno su cui potevi sempre contare, cui potevi riporre sempre la massima fiducia». Nicola aveva allenato nel Basket Club Jesolo e poi nello Jesolo San Donà Basket. Le sue due grandi passioni erano il gioco delle freccette ed il tifo per il Milan. Anche se, al primo posto, metteva la famiglia.







