Attacco e tregua: bombardamenti e poi pausa. È la nuova strategia americana: alternare deliberatamente i raid alle finestre negoziali per piegare il nemico al tavolo dei colloqui. È lo stesso schema fatto di ostilità, attacchi, contrattacchi e stalli per costringere gli iraniani ai tavoli negoziali.

È lì che vogliono seduti i due nemici anche i mediatori del Golfo: in testa c’è sempre il Qatar, che spinge sull’acceleratore per favorire la de-escalation dopo che i colpi sciiti sono arrivati negli ultimi giorni in Bahrein, Kuwait e Giordania, monarchie che ospitano le basi Usa, ma finiscono per subire danni nei loro territori ed essere coinvolte nella spirale nel conflitto.

I prossimi round negoziali potrebbero tenersi in Svizzera, ma proseguono a spade incrociate, a condizioni invariate: per gli Usa gli attacchi alle navi nello Stretto sono «atti di terrorismo». Intanto, tra terrore e prudenza degli armatori, il traffico attraverso il passaggio strategico continua. «La Repubblica islamica dell’Iran ci ha chiesto di continuare i colloqui», ma il cessate il fuoco è terminato: questa ultima parola Trump l’ha scritta col suo tono stentoreo e prepotente, a caratteri cubitali su Truth.

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