ROMA - La nave Open Arms ha effettuato un secondo soccorso nel corso della sua 129esima missione. Sono 16 le persone tratte in salvo nel Mediterraneo Centrale, tutti uomini, provenienti da Somalia ed Egitto. Tra loro 9 adulti e 7 minori non accompagnati. I naufraghi erano partiti da Tripoli, in Libia, il 9 luglio scorso. Come previsto dalla procedura, Open Arms ha richiesto l'assegnazione di un porto sicuro per lo sbarco delle persone soccorse. Le autorità italiane hanno indicato il porto di Ravenna, dove la nave dell’ONG è al momento diretta e dove sbarcherà i naufraghi il prossimo 13 luglio, dopo tre giorni di navigazione.
Assegnati sempre porti lontani. L'assegnazione rientra nella misura governativa dei porti distati, che costringe le navi delle ONG a navigare per giorni verso porti lontani dalle zone di soccorso, rallentando la possibilità di intervenire in nuove emergenze. Una misura che Open Arms continua a ritenere ingiustificata sul piano umanitario e controproducente sul piano operativo.
A Ravenna il merito di aver costruito un buon sistema d’accoglienza. L’ONG riconosce con rispetto il lavoro che Ravenna ha fatto in questi anni. La città è da tempo uno dei principali luoghi di sbarco in Italia e ha saputo costruire un sistema di accoglienza serio ed efficace. Ha avviato un percorso di dialogo con le organizzazioni umanitarie e con le istituzioni, sfociato nella Carta di Ravenna: un documento che testimonia l'impegno concreto di una comunità che ha scelto di farsi carico delle proprie responsabilità come città di frontiera e investendo energie nell’integrazione. Un esempio che merita di essere riconosciuto. E ciò a testimoniare come, anche di fronte a politiche di chiusura, sono sempre le persone a fare la differenza.








