Il prossimo ddl concorrenza si preannuncia come quello delle “strette”: dal telemarketing selvaggio alle autorizzazioni per le pompe di benzina, con tanto di verifiche anti-mafia. Passando per una revisione dell’assicurazione Rc auto. Questo, almeno, a leggere la bozza del testo che il ministero delle Imprese intende portare in Consiglio dei ministri entro la fine di luglio.La stretta sul telemarketingAndiamo con ordine e cominciamo dalle telefonate dei call center che i consumatori oggi ricevono a tutte le ore. Il Governo punta a estendere la stretta già applicata per l'energia. Dal 19 giugno infatti i fornitori di luce e gas non possono più contattare le persone senza il loro consenso. Raccogliendo anche le segnalazioni degli utenti, l'associazione Federconsumatori ha però notato come questa nuova disciplina sia già stata aggirata. Il divieto infatti non si applica se la richiesta di essere contattati arriva direttamente dal consumatore, per esempio tramite il sito dell’azienda. Oppure se un cliente ha dato il via libera alle telefonate commerciali. Così molte società di telemarketing fanno partire delle telefonate (da un numero italiano), subito interrotte. Uno o due squilli, insomma, che portano gli utenti a richiamare, trovandosi a quel punto dall'altra parte un rappresentante della società. A poco serve anche “bloccare” i numeri indesiderati, perché si tratta di utenze “usa e getta”. Le stesse aziende in questo modo aggirano anche l’obbligo del “numero identificativo unico” (di tre cifre) introdotto ad aprile dall’Agcom. L’estensione del divieto di telemarketing alle aziende diverse da luce e gas dovrebbe invece consentire di evitare un altro “trucchetto”: la telefonata dell’operatore che, con la scusa di proporre un servizio (ad esempio una rete internet), aggiunge nel pacchetto anche offerte di luce e gas.Giro di vite sui distributoriLa bozza del ddl concorrenza introduce anche una stretta antimafia e l’obbligo di applicare il contratto collettivo per la distribuzione dei carburanti. Per garantire l'affidabilità dei soggetti del settore si prevede che il titolo autorizzativo sia «rilasciato dall'ente territorialmente competente» e che vengano chiesti alcuni requisiti come la «capacità tecnico-organizzativa ed economica necessaria a garantire la continuità e la regolarità nell'espletamento del servizio». Oppure il rispetto delle regole «in materia contributiva», così come l'applicazione del contratto collettivo (il Ccnl). Ma si chiedono anche «verifiche in materia di documentazione antimafia». In caso di mancata conformità, sono previsti «novanta giorni per l'eventuale eliminazione dei fattori ostativi e per l'adeguamento alle disposizioni». Da tempo infatti si discute soprattutto delle “pompe bianche”, quelle senza logo. Sfruttando una serie di falle nel sistema, soprattutto le mafie hanno trovato il modo di sfuggire al controllo sul carico e lo scarico nei depositi: e in questo modo evitano di versare al fisco accise e Iva. Ciò consente di abbassare al tempo stesso il prezzo alla pompa, traducendosi in una concorrenza sleale. Il fenomeno riguarda, ovviamente, solo una parte dei distributori senza logo, ma abbastanza da tradursi in un danno consistente per le casse statali. Una vecchia indagine dell’Unione petrolifera (con dati del 2018) quantificava che tra il 5 e il 10% di carburante fosse commercializzato tramite reti illegali. Contrario alle novità in arrivo Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori, secondo cui queste regole si traducono in «un regalo ai distributori esistenti e un ostacolo e un giro di vite alle aperture future». Mentre, negli scorsi giorni, fonti del ministero delle Imprese avevano fatto filtrare come sia «stato il difficile dialogo tra le associazioni a bloccare per due anni il ddl di riforma dei carburanti». Dando ulteriore prova di come il clima tra esecutivo ed enti rappresentativi non sia dei più sereni.Sostegno alle colonnineDal 2028 gli impianti dovranno distribuire non solo benzina e diesel ma anche carburanti alternativi per poter operare. Previsti per questo dei bonus per chi installa le colonnine elettriche: i gestori dei distributori che entro il 31 dicembre 2028 decidono mettere delle stazioni per ricaricare i veicoli elettrici o a Gpl viene riconosciuto un incentivo fino al 50% delle spese (per un massimo di 60mila euro). Per finanziare la riconversione delle pompe di benzina sono stanziati 112 milioni di euro in tre anni.Rc autoLa bozza del ddl Concorrenza impegna anche il Governo ad adottare entro nove mesi una riforma della disciplina dell’assicurazione per le automobili.Tra gli obiettivi c’è quello di «correlare il premio a carico dell’assicurato al rischio effettivamente assunto dall’impresa, rendere più efficiente il sistema del risarcimento diretto, rafforzare il contrasto alle frodi assicurative e all’evasione dell’obbligo assicurativo». Per farlo si dovrà prevedere anche una revisione del sistema bonus/malus per valorizzare di più il comportamento dei singoli conducenti e meno altre variabili, come quelle territoriali. E ancora, si prevede il rafforzamento delle misure anti-frodi, con un sistema più efficace per scambiare i dati dei veicoli soggetti all'obbligo assicurativo.Lodi e criticheNovità che ancora non ci sono ma che già fanno discutere. L’ex ministro alla Cultura e oggi consigliere regionale in Campania per FdI, Gennaro Sangiuliano, si dice soddisfatto dalle novità perché «l'Ivass, l'ente di vigilanza delle assicurazioni, ha certificato che Napoli ha il triste primato delle polizze più care. Un napoletano onesto e perbene, e sono la stragrande maggioranza, paga il doppio di un lombardo nella medesima situazione».Mentre le misure contenute nella bozza sono «aria fritta» per il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso. «Invece di rottamare il risarcimento diretto, un sistema che in quasi 20 anni non ha ridotto i premi né migliorato i risarcimenti, il Governo vorrebbe puntellarlo con ulteriori stampelle e alchimie finanziarie sui forfait. Nessuna misura della delega affronta i veri nodi: i diritti degli assicurati, la trasparenza dei risarcimenti, la concorrenza reale tra imprese. Così si consolida di fatto un oligopolio assicurativo che pesa sulle tasche di 40 milioni di automobilisti». Sulla stessa linea Federcarrozzieri. «Sono passati 17 anni da quando la Corte Costituzionale ha ribadito (sentenza 180 del 19 giugno 2009 ) la non obbligatorietà della procedura di risarcimento diretto - dichiara Andrea Galli, presidente dell’associazione delle autocarrozzerie italiane - e bisogna prendere atto che questo sistema si è risolto in un moltiplicatore di costi».Il Codacons si è detto invece deluso dall’insieme delle norme contenute nella bozza. A cominciare da quelle sui carburanti. «Nel ddl concorrenza - si legge nella nota dell’associazione dei consumatori - non ci sono infatti riferimenti alla formazione dei listini di benzina e gasolio, alla lotta alle speculazioni e all'odioso fenomeno della doppia velocità dei prezzi alla pompa: rapidissimi a salire quando aumenta il petrolio, lentissimi a scendere quando le quotazioni del greggio calano». Positiva invece «l’estensione delle norme sul telemarketing al settore delle Tlc, un intervento che tuttavia arriva dopo il pasticcio del decreto accise, con la misura prima inserita e poi eliminata». Da qui alla fine di luglio, in ogni caso, c’è tempo per le limature.