Sarà il giornalista Rai Giorgio Zanchini a chiudere, martedì 14 luglio alle 19.30, l'anteprima della decima edizione del Festival dell'Altrove di Guasila, la rassegna dedicata alla promozione della lettura e al ricordo dell'antropologo Giulio Angioni. Per l'occasione presenterà “Lockerbie” (Laterza), un libro che prende le mosse da un episodio personale per raccontare una delle più drammatiche vicende del terrorismo internazionale. Lo abbiamo intervistato per l’occasione.
Partiamo dall'inizio, da quell'incontro casuale in un'enoteca di Parigi con una ragazza inglese di nome Sophie. Lei non poteva sapere che pochi giorni dopo l'avrebbe ritrovata tra le 270 vittime dell'attentato di Lockerbie. Come è nato questo libro?
«Fu un incontro del tutto casuale con una persona destinata a un destino terribile. Parlammo appena mezz'ora, ma rimasi colpito dalla sua simpatia e dal suo fascino. Tre giorni dopo un mio amico inglese mi disse che quella ragazza era a bordo dell'aereo esploso sopra Lockerbie. All'epoca fu uno sconvolgimento, un trauma silenzioso della mia giovinezza. Molti anni dopo, anche perché nel mondo anglosassone i riflettori su quella vicenda non si sono mai spenti, ho deciso di affrontarla con gli strumenti del giornalismo, avviando una duplice ricerca: sulla storia di Sophie e sulla strage.»









