È giunto al suo decimo film Stefano Chiantini, autore da sempre attratto dalle dinamiche familiari, prova ne sono le sue narrazioni sempre riguardanti quelle relazioni difficili o spesso nascoste da apparenze, silenzi e distanza. Con Separazioni ci trasporta nel cuore nevoso della montagna abruzzese, un inverno immobile ritratto dal bianco e nero di Paolo Carnera, vincitore quest’anno del suo secondo David di Donatello con la fotografia de La Città Proibita. Adriano Giannini e Barbora Bobulova interpretano una coppia con due figli adolescenti, ma la minore, pur esperta di escursionismo, risulta dispersa durante una salita.

Si tratta di un dramma che potrebbe ricordare un po’ La stanza del figlio di Moretti, ma più sobrio e non piagnone, anzi, contenente un crepuscolo tensivo che mescola l’attesa per le ricerche con l’elaborazione della perdita. Chiantini costruisce questo tempo dilatato con compostezza razionale che potrebbe paragonarsi quasi al francese Anatomia di una caduta per i suoi tempi. Ma il suo lavoro sa di speranza fragile come tanti silenzi sordi che l’accompagnano, e mal tempo stesso le story-line di ogni personaggio hanno tutte un appeal solido e compiuto in una stilizzazione essenziale. A partire dal ragazzo che mostra i suoi sensi di colpa solo al nonno, e fino ai protagonisti e di alcuni segreti.