Il presidente venezuelano ha firmato il regolamento che mette finalmente a terra l’apertura del mercato degli idrocarburi ai grandi operatori globali. Ora per Caracas comincia per davvero una nuova era dell’energia
Il Venezuela ancora sotto choc per il terremoto, devastante, di due settimane fa è finalmente pronto ad abbracciare il libero mercato. Tutto era, come raccontato da questo giornale, stato deciso qualche mese fa quando Delcy Rodriguez, reduce dalla fine traumatica del regime di Nicolas Maduro, decise che per l’economia del Paese sudamericano era tempo di entrare in una nuova era. Le prime pedine, però, le aveva mosse Donald Trump, quando nei giorni della cattura di Maduro, ai primi di gennaio, aveva invitato del grandi compagnie occidentali, tra cui Eni, a prendere possesso delle infrastrutture petrolifere venezuelane, per rilanciarne produttività ed efficienza. Palla colta al balzo, con lo stesso Cane a sei zampe che ha firmato la scorsa primavera con il ministro degli Idrocarburi e con Pdvsa, la compagnia statale di Caracas un accordo programmatico per rilanciare la produzione petrolifera, a cominciare da campo a olio pesante che contiene 35 miliardi di barili in posto certificati.






