Non ci sarà nessuna condanna per i 23 militanti di estrema destra che il 29 aprile 2019 risposero alla "chiamata del presente" e alzarono il braccio nel saluto romano durante il corteo che ogni anno si tiene a Milano in memoria di Sergio Ramelli. La Corte d'Appello ha confermato integralmente l'assoluzione decisa in primo grado, respingendo il ricorso presentato dalla Procura. Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù, fu ucciso nel 1975 da un commando di Avanguardia Operaia. Da allora, ogni anno, un corteo ne ricorda la memoria nel quartiere Città Studi: durante l'edizione del 2019 che circa mille giovani si radunarono intonando il "presente" e compiendo il gesto del saluto romano, dando origine al procedimento per manifestazione fascista.La sentenza di primo grado, emessa nel novembre 2024 dalla nona sezione penale (collegio Panasiti-Recaneschi-Processo), aveva già escluso la responsabilità penale degli imputati. Secondo i giudici, quei gesti collettivi erano ben lontani dal poter costituire una condotta idonea a favorire la ricostituzione del partito fascista: si era trattato, scrivevano, di una manifestazione con "una specifica valenza di omaggio e di ricordo" nei confronti del giovane ucciso per le sue idee politiche, e non di un tentativo di riorganizzazione politica. Quella pronuncia arrivava a pochi mesi dalla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione dell'aprile 2024, che ha fissato i criteri con cui i tribunali devono valutare se da un episodio di questo tipo emerga un concreto pericolo di ricostituzione del partito fascista - condizione necessaria, secondo la Suprema Corte, per configurare il reato.Non convinta da quelle motivazioni, la Procura di Milano aveva presentato ricorso in appello nell'aprile 2025, richiedendo la condanna dei 23 imputati a pene comprese fra due e quattro mesi, sulla base della legge Scelba. Le difese – tra i legali coinvolti, Antonio Radaelli ed Enrico Giarda – avevano invece chiesto la conferma dell'assoluzione. A decidere è stata la seconda sezione d'appello, con il collegio composto da Manzi, Fasano e Bernazzini, che ha confermato in toto il verdetto di primo grado. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.Il caso si inserisce in un quadro giudiziario milanese che negli anni ha visto esiti tutt'altro che uniformi sui procedimenti legati ai saluti romani. Basti pensare che appena lo scorso dicembre, la quarta sezione della Corte d'Appello aveva confermato, in direzione opposta, tredici condanne a quattro mesi ciascuna per altrettanti militanti di estrema destra, coinvolti in un episodio molto simile: sempre un corteo per Ramelli, ma dell'edizione del 2018. In quel caso i giudici avevano accolto la linea della sostituta procuratrice generale Olimpia Bossi, che – richiamando proprio la sentenza delle Sezioni Unite del 2024 – aveva sostenuto come manifestazioni di centinaia di persone, schierate quasi come formazioni paramilitari, non potessero considerarsi meramente commemorative, ma rappresentassero piuttosto un pericolo per l'ordinamento costituzionale. Contro quella condanna le difese hanno già presentato ricorso in Cassazione: l'udienza davanti alla prima sezione penale è fissata per il 22 ottobre.
Saluti romani al corteo per Sergio Ramelli, la Corte d'Appello di Milano conferma le 23 assoluzioni
I giudici hanno respinto il ricorso della Procura: quei gesti furono "omaggio e ricordo", non tentativo di ricostituire il partito fascista











