La Corte d'Appello di Milano respinge il ricorso della Procura e conferma che «il fatto non sussiste». Una decisione che si allontana da un'altra sentenza sul corteo del 2018, che aveva invece confermato 13 condanne

La Corte d’Appello di Milano ha confermato l’assoluzione dei 23 militanti di estrema destra imputati per aver fatto il saluto romano durante il corteo tenuto, come ogni anno, in memoria di Sergio Ramelli del 2019. Oltre al saluto romano, gli imputati avevano risposto alla «chiamata del presente». La Procura aveva fatto ricorso contro la sentenza di primo grado del 2024, ma la Corte d’appello di Milano continua a confermare che «il fatto non sussiste», assolvendo gli accusati. Le motivazioni saranno ora depositate entro 90 giorni.

La Procura di Milano aveva presentato ricorso in appello nell’aprile 2025, dopo la sentenza di primo grado del novembre 2024 e dopo aver chiesto 23 condanne a pene tra i 2 e i 4 mesi sulla base della Legge Scelba. Ma il tribunale aveva deciso che la chiamata del «presente» e i saluti romani, compiuti davanti a circa mille partecipanti, non integrassero il reato previsto dalla legge. Per i giudici i due gesti non rappresentavano una «condotta potenzialmente idonea alla ricostituzione del partito fascista», ma hanno avuto solo «una specifica valenza di omaggio e di ricordo del giovane trucidato per le sue idee politiche». Oggi, però, la seconda sezione d’appello ha confermato la decisione della sentenza di primo grado.