Neanche la sentenza di due anni fa della Cassazione a Sezione Unite, che si pensava potesse aver tracciato una linea definita, è riuscita a portare su un unico binario la già ondivaga giurisprudenza milanese sulla questione dei saluti romani nell’ormai tradizionale corteo alla memoria di Sergio Ramelli, ucciso da un commando di Avanguardia Operaia nel ‘75. Ieri, infatti, la Corte d’Appello di Milano ha confermato le assoluzioni, con la formula "perché il fatto non sussiste", di 23 militanti di estrema destra imputati per manifestazione fascista per aver risposto alla chiamata del "presente" e aver alzato le braccia tese alla manifestazione per il militante del Fronte della Gioventù, il 29 aprile del 2019. Mentre per lo stesso corteo dell’anno precedente qualche mese fa, sempre in secondo grado, erano state confermate una serie di condanne. Per il procedimento sui fatti di sette anni fa la Procura milanese aveva presentato ricorso in appello nell’aprile 2025, dopo la sentenza di primo grado del novembre 2024 e dopo aver chiesto 23 condanne a pene tra i 2 e i 4 mesi sulla base della Legge Scelba.
In Procura a Milano ci sono ancora filoni di indagini aperte sui saluti romani da parte di militanti di estrema destra nei cortei in memoria di Sergio Ramelli, che si sono ripetuti anche negli ultimi anni, sempre il 29 aprile. Da quanto si è saputo, queste tranche di inchiesta sono coordinate dal pm Alessandro Gobbis. In un caso il pm Gobbis ha già chiesto e ottenuto l’archiviazione delle accuse di manifestazione fascista. Linea che potrebbe essere seguita anche per gli altri fascicoli.












