Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiUna cosa appare ormai certa: Marine Le Pen sarà la candidata della destra alle prossime elezioni presidenziali francesi. La sentenza che l'ha colpita non le impedirà di presentarsi al voto del 2027 né la costringerà a indossare il braccialetto elettronico, come la stessa leader del Rassemblement National ha tenuto a precisare. Per Le Pen sarà la quarta corsa all'Eliseo. Ma, a differenza delle precedenti, questa volta parte da favorita. I sondaggi la accreditano di circa il 35% delle intenzioni di voto. Più incerto è invece il quadro del fronte opposto. Dopo un decennio di macronismo, Renaissance è in evidente declino; il Paese è governato da maggioranze fragili, il debito pubblico ha raggiunto il 116% del PIL, la fiducia nelle istituzioni è ai minimi storici e il presidente uscente Emmanuel Macron, impossibilitato dalla Costituzione a ricandidarsi per un terzo mandato consecutivo, conclude la propria esperienza con un indice di gradimento intorno al 23%.
L'area moderata e progressista si presenta divisa. I possibili candidati non mancano, tra socialisti e socialdemocratici, ma nessuno è riuscito finora a emergere come il volto di un'alternativa credibile di governo. L'unico ad aver già sciolto le riserve è Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise, accreditato dai sondaggi di circa il 15%. Si profila per il ballottaggio un confronto tra i due poli più radicali della politica francese. Con una differenza, però, rispetto al recente passato: secondo un sondaggio Elabe per BFM TV, il 63% dei francesi sarebbe disposto a "fare scudo" contro La France Insoumise di Mélenchon, mentre solo il 45% farebbe lo stesso nei confronti del Rassemblement National di Marine Le Pen. Il primo turno è in programma il 18 aprile del prossimo anno. Nessuna elezione è mai scontata. Quella francese, tuttavia, lo è meno di molte altre, anche per le conseguenze che il suo esito potrebbe avere sugli equilibri europei e internazionali.











