di
Elena Meli
L’IA influisce sulla capacità di avere un pensiero complesso, porta a essere meno creativi e curiosi, impoverisce il linguaggio e influenza anche lo sviluppo emotivo di bambini e ragazzi
Chiedono a ChatGPT di fare i compiti al posto loro. Se hanno dubbi, pure non scolastici, magari interpellano Google, che spesso risponde con un riassunto di quel che trova in rete, la «AI overview» generata dall’intelligenza artificiale (IA). Stando ai dati diffusi in occasione del Safer Internet Day, l’84 per cento dei ragazzi ha usato uno strumento basato su AI per scrivere testi o prepararsi alle verifiche scolastiche.Una percentuale quasi identica, l’80 per cento, ammette però di non riuscire a gestire il tempo passato sui dispositivi digitali e solo un terzo ha un’idea di che cosa sia l’IA e sa, per esempio, che cosa sia il machine learning ovvero l’apprendimento automatico. Considerando la pervasività dell’AI nelle vite di bambini e ragazzi, viene spontaneo chiedersi se sia possibile usarla bene o se non sia invece un elemento troppo dirompente per chi attraversa fasi di sviluppo delicate come l’infanzia o l’adolescenza. A queste domande ha provato a rispondere la psichiatra Federica Mormando nel suo libro Intelligenza artificiale, una «mente» a contatto con la nostra (Edizioni red!). Scorrendone le pagine c’è da preoccuparsi, anche se gli «antidoti» proposti dall’esperta per «dominarla e non esserne dominati» sono tanti almeno quanto i rischi. «Il primo pericolo è che usando l'AI diminuisca la capacità di pensiero complesso, quello che sa individuare e mettere in relazione diversi aspetti della realtà senza fermarsi alle informazioni ricevute», osserva Mormando. «Internet e ancora di più l’AI invece forniscono dati “pronti”, abituano a considerare verità ciò che non sappiamo se lo sia». Anzi, spesso non lo è proprio: anche senza addentrarsi nel mondo dei deep fake, i video e le foto frutto dell’AI che sembrano più veri del vero, basta chiedere a ChatGPT di definirsi, come ha fatto Mormando. La risposta è stata: «Non sono progettata per verificare la verità delle affermazioni, ma per costruire risposte coerenti. In mancanza di informazioni sufficienti, potrei riempire le lacune con ipotesi plausibili ma non necessariamente vere».






