La disputa legale tra editori e aziende di Intelligenza Artificiale entra in una fase cruciale negli Stati Uniti, dove si sta definendo un possibile precedente destinato a incidere su tutto il settore tecnologico.

Un gruppo di importanti realtà editoriali, tra cui The New York Times e Ziff Davis, ha chiesto a un tribunale federale di sanzionare OpenAI per presunte irregolarità nella gestione delle prove durante la fase di discovery. Il nodo centrale resta l’utilizzo di contenuti protetti da copyright per addestrare modelli generativi, una questione che solleva interrogativi giuridici complessi e ancora privi di una risposta definitiva nel sistema normativo statunitense.

Le accuse degli editori verso OpenAI

Secondo quanto depositato in tribunale, gli editori sostengono che OpenAI non abbia fornito informazioni complete e trasparenti sulla disponibilità dei dati richiesti per il procedimento. In particolare, viene contestata la difficoltà di individuare contenuti specifici all’interno dei sistemi della società e la presunta mancanza di registri utili alla ricostruzione dei fatti. Alcuni dati, secondo i ricorrenti, sarebbero stati eliminati o non più accessibili, compromettendo l’integrità della fase istruttoria.