Nel confronto sempre più teso con Pechino, Taiwan cerca nell’Ucraina una possibile strategia di sopravvivenza. Ma la sfida per Taipei non è accumulare nuovi armamenti, quanto quella di ricostruire quell’ecosistema tecnologico e operativo che ha permesso a Kyiv di compensare l’inferiorità militare rispetto alla Russia
Il fatto che Taipei continui a osservare con attenzione ciò che accade in Ucraina non dovrebbe stupire. D’altronde, se Kyiv rappresenta il laboratorio della guerra del XXI secolo, Taiwan è il luogo in cui quelle lezioni potrebbero essere messe alla prova in uno scenario completamente diverso, qualora prendesse luogo un eventuale invasione cinese. Nella testa dei decisori taiwanesi, costruire una strategia di difesa asimmetrica capace di rendere proibitivo, se non impossibile, un tentativo di sbarco dell’Esercito popolare di liberazione, proprio come l’Ucraina è riuscita a impedire alla Russia di conseguire una rapida vittoria nel 2022. Ma proprio mentre cresce l’interesse per il “modello ucraino”, aumenta anche il rischio di fraintenderlo. Il pericolo è quello di ridurre l’esperienza di Kyiv a un catalogo di sistemi d’arma, una sorta di lista della spesa da prendere nel bassopiano sarmatico replicare tale e quale nell’Indo-Pacifico. Sarebbe un errore strategico.







