A tutti i leader che hanno partecipato al vertice della Nato il presidente turco Erdogan ha regalato una pistola. Peccato che l’onorevole Pozzolo non sia ancora un leader, altrimenti ci saremmo divertiti un sacco. Una pistola, dunque. Con il nome e il cognome del destinatario incisi sopra, così da impedirgli di esercitare la nobile arte del riciclo. Come ulteriore omaggio una scatola di munizioni belle croccanti per potersi mettere subito all’opera. Immagino Trump mentre scarica il revolver sui piedi di Rutte, che saltella tra i proiettili ilare e riconoscente.

Vabbè, da un tipino come Erdogan mica vi aspetterete che regali cravatte e foulard. Però un’arma alla fine di un vertice dedicato alle armi ha il sapore di una dichiarazione di intenti: basta moine da diplomatici, d’ora in poi tratteremo con la pistola sul tavolo. Fa un certo effetto. O almeno lo ha fatto a un europeo decadente e smidollato come il britannico Starmer — non a caso prossimo alla giubilazione — che ha lasciato il regalo in Turchia. Al virile Erdogan va comunque riconosciuto di non avere discriminato tra maschi e femmine. Anni fa non volle far sedere Ursula von der Leyen accanto a sé. Invece stavolta ha rifilato una pistola pure a lei. A lei e a Giorgia Meloni, che l’ha regolarmente denunciata. Potrebbe sempre usarla per dirimere i problemi di affollamento a destra sfidando a duello il Vannacci, che però, al di là dei roboanti proclami, dà l’aria di trovarsi più a suo agio con le pistole ad acqua.