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Luca Bergamin

Sono seicento i pezzi che l'ex imprenditore 89enne ha riunito a Bellagio (Co): dal XVII secolo a oggi non manca praticamente alcun marchingegno e strumento impiegato dagli esseri umani per condurre in porto le loro navi

Ogni mattina intorno alle 10 Gianni Gini apre quello scrigno di tesori a San Giovanni di Bellagio che tutto il mondo simpaticamente invidia a questa frazione di Bellagio. Il merito di avere raccolto nel corso di mezzo secolo di vita e traversate spetta proprio a questo ottantanovenne che si è scelto la missione di trasmettere alle nuove generazioni la passione per il mare aperto, così come per i laghi e gli oceani. Sono seicento, infatti, i pezzi che Gini, un passato da imprenditore nel campo delle costruzioni edilizie, ha riunito: dal XVII secolo a oggi non manca praticamente alcun marchingegno e strumento impiegato dagli esseri umani per portare in porto le loro navi. «Sono sempre stato affascinato dai mezzi impiegati dai capitani per comandare le varie imbarcazioni, decidere e seguire le rotte, la strumentazione più raffinata e quella tecnicamente considerata la più avanzata nell’epoca di rispettivo riferimento - racconta Gini che riuscì ad acquistare e ancorare per alcuni anni nel lago di Como perfino Victory ’83, scafo lungo 12 metri che seppe farsi valere in Coppa America -. Mi piaceva conoscere, vedere da vicino gli strumenti, capire come funzionassero ed ero attratto dalla bellezza sofisticata di molti di essi».