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Elvira Serra

Tredici anni fa l'incidente sulle piste francesi di Méribel. Da allora il silenzio. Corinna Betsch però ha scelto di restare accanto al marito, allestendo per lui una clinica nella residenza di Gland

«Ero sicura che avesse degli angeli custodi che lo proteggevano. Non mi è mai passato per la testa che sarebbe potuto succedere qualcosa a Michael». E invece gli angeli si sono distratti alle 11.07 del 29 dicembre 2013 sulle piste francesi di Méribel, nel cuore delle Tre Valli, quando Michael Schumacher ha perso il controllo degli sci, è caduto e ha sbattuto la testa su una roccia. L’interruttore si è spento e il bambino cresciuto a pane e kart che aveva conquistato sette mondiali di Formula 1, cinque di fila con la Ferrari, record assoluto, è entrato nella penombra di un’esistenza nuova, illuminata dall’amore tenace di Corinna Betsch, sua moglie, la madre dei loro figli Gina Maria e Mick, che in un minuto preciso di tredici anni fa ha inghiottito la disperazione e si è affacciata senza rete sulla voragine spalancata dalla diagnosi infausta.

Facile dire: cos’altro poteva fare? Poteva fare molte cose, Corinna, dopo che gli angeli l’hanno tradita. E per nessuna l’avremmo potuta giudicare. Chiedetelo a chi prova lo smarrimento di non riconoscere più la persona amata dopo un intervento chirurgico nel nucleo dei pensieri e dei ragionamenti. C’è chi scappa, c’è chi resta. Corinna Schumacher è rimasta, riservata come lo era stata fin dal primo giro in motorino, dopo la festa per la 24 ore di Le Mans, quando Michael correva per la Mercedes Sauber con Heinz-Harald Frentzen, il fidanzato di lei. Si ruppe un’amicizia, nacque un grande amore. E il 22 marzo del ‘92, dopo il podio al GP del Messico, il primo della sua carriera in Formula 1, il pilota la presentò al pubblico.