PORDENONE - Pordenone è la tappa friulana di Calciomercato – L’Originale, il programma di Sky Sport che fino a questa sera va in onda da piazzetta San Marco. Tra una diretta e l’altra Alessandro Bonan si concede una passeggiata nel centro storico, tra una colazione in un locale storico e una chiacchiera con i passanti.
Bonan, che impressione le ha fatto Pordenone? «Stare qui è come essere fuori dal tempo. È una città che ha investito sulla cultura e questa è una strada da seguire. Ho conosciuto gli organizzatori di Pordenonelegge e mi ha colpito la scelta di puntare sulla qualità più che sui grandi nomi. Quando si legge il tempo si ferma. Qui ho percepito proprio questa dimensione».Lei ha scritto anche libri. Si immagina un giorno ospite di Pordenonelegge? «Lo spero. Penso che scrivere sia una delle cose che mi riescono meglio, ma alla fine la differenza la fanno sempre i lettori. Sarebbe un onore essere invitato».Che cosa le trasmette il format itinerante di Calciomercato – L’Originale? «Mi ha riconciliato con le persone. I social amplificano soprattutto le critiche, mentre quando incontri il pubblico trovi persone che fanno chilometri per salutarti e ringraziarti per avergli fatto compagnia in questi vent’anni. Alla fine prevale l’aspetto umano ed è quello che conta davvero».Eppure oggi le notizie di mercato corrono soprattutto sul web. Qual è il segreto del vostro successo? «I social hanno sbriciolato l’informazione. Un tempo tutti aspettavano le notizie alle 23, oggi circolano in tempo reale. Per questo il programma ha dovuto cambiare pelle: il viaggio è diventato il nostro punto di forza. Ogni città ci regala storie e suggestioni diverse».Che cosa le suggerisce Pordenone? «Una suggestione culturale. Qui si respira voglia di riflettere, si avverte l’eredità di Pasolini e anche quella della Serenissima. Ma soprattutto mi ha colpito il silenzio: ieri sera passeggiavo lungo corso Vittorio Emanuele e sembrava di essere sul set di un film».Lei torna spesso in Friuli. Cosa apprezza di questa terra? «Ho anche dei parenti a Cervignano e quindi il legame è forte. Mi piace la cura con cui qui si fanno le cose, dalla manutenzione di un parco alla preparazione di un piatto. E poi la disponibilità delle persone: lavorare in diretta dal centro, con la musica e il pubblico, senza che nessuno protesti non è affatto scontato».La musica è diventata un tratto distintivo del programma. «L’ho sempre amata. Sono un autodidatta e mi piace scrivere brani che evocano immagini ed emozioni. Ho voluto portarla anche in trasmissione. Essere qui alla vigilia del Pordenone Blues & Co. Festival mi ha fatto particolarmente piacere: sono cresciuto a Pistoia, una delle capitali europee del blues e so quanto questa musica possa essere importante».Il protagonista in regione di questi giorni di calciomercato, però, è Nicolò Zaniolo. Come giudica la scelta dell’Udinese? «Rispecchia il modo di lavorare di una società ormai consolidato. Credo che sia stato prima di tutto Zaniolo a capire di dover restare a Udine. Qui ha trovato la calma e la serietà dei friulani e al contempo ha messo su famiglia. Prima di arrivare all’Udinese ha rischiato di perdersi».Ha parlato di cultura e conoscenza. All’Udinese c’è però un allenatore, Kosta Runjaic, che dopo tre anni ancora non parla italiano. Che idea si è fatto? «La considero una mancanza. Parliamo di un bravo allenatore e di una persona seria, ma il fatto che non parli ancora italiano trasmette l’idea di uno scarso impegno. E l’aggravante è che vive in una terra dove il plurilinguismo è parte integrante della cultura».











