"Sulla morte dei nostri figli, fratelli, padri e madri, bruciati vivi, si sono espressi 7 tribunali e 27 giudici". Lo ricorda l’associazione “Il Mondo che Vorrei“, attraverso la presidente Daniela Rombi, in una lettera inviata al Ministro della Difesa, Guido Crosetto, dopo le dichiarazioni seguite alla sentenza definitiva della Cassazione per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009.

Oltre 250 udienze per una vicenda giudiziaria tra le più lunghe e complesse della storia italiana che ha stabilito le responsabilità che hanno determinato la strage di Viareggio e la morte di trentadue persone. Figli, fratelli, padri e madri, travolti dall’ondata di fuoco innescata dalla fuga di Gpl da una cisterna dopo il deragliamento di un treno merci alle porte della stazione.

Il giudizio definitivo, arrivato alla vigilia del diciassettesimo anniversario, ha portato anche all’esecuzione della pena nei confronti dell’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, nell’indignazione dell’establishment e con un vortice di commenti di sostegno al manager. Nessuno per gli altri dieci imputati. Anche il ministro della difesa Crosetto ha preso le parti dell’ex ad di FS: “Se questa è la giurisprudenza italiana – ha scritto su “X“ – nessuno che abbia una minima responsabilità può sentirsi al sicuro“. La tesi dell’affollata galassia garantista, sposata dal Ministro Crosetto, è che Moretti “andava punito perché serviva un colpevole simbolico”. Non è così.