Dopo gli arresti, scattano le espulsioni. L’Italia sventola il cartellino rosso per due diplomatici russi, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, ritenuti spie di Mosca. Il Cremlino ribatte: «Risponderemo». Lascia intendere l’adozione di misure simili. Rilancia: «L’Italia non dispone di figure della levatura di Putin e Lavrov». L’ambasciatore russo Alexei Paramonov è netto: «Espellendo dal Paese il maggior numero possibile di diplomatici russi, vorrebbe limitare al massimo la nostra influenza. Ma questo non è possibile».

L’inchiesta della procura di Roma, diretta da Francesco Lo Voi, ha svelato una rete di spie. Al centro Mikhail Astakhov che, sfruttando il suo ruolo di addetto dell’ambasciata della Federazione Russa, avrebbe corrotto due ex agenti dell’intelligence italiana con un passato dedicato allo spionaggio e al controspionaggio, Piras Gavino Raoul e Vincenzo Di Pasquale. Indagati anche quattro militari del mondo cyber della Difesa. L’indagine, condotta dal pubblico ministero Lucia Lotti, racconta di informazioni top secret vendute a uno stato estero. Non solo. Piras e Di Pasquale avevano un sogno: «Creare una simulata società di consulenza che avrebbe dovuto svolgere attività di spionaggio». Chissà, forse su esempio delle centrali di spionaggio Equalize e Squadra Fiore (poi smantellate dalle indagini). Di quell’ambizione, gli 007 ormai in pensione ne parlano a lungo il 18 aprile 2026 seduti a un tavolino di un bar alla periferia di Roma. Non sanno che ad ascoltarli, poco lontano, con raffinate tecniche di intercettazione, ci sono i carabinieri del Ros della Capitale. «Il tuo progetto potrebbe funzionare», dice Piras. È entusiasta. In fondo un acquirente desideroso di informazioni ce l’ha già: Mosca.