Zurigo. Grande momento, calcistico, per la Svizzera. La nazionale è approdata ai quarti e domenica affronterà l’Argentina. Era dal 1954, edizione giocata nella confederazione, che non veniva raggiunto un risultato così lusinghiero. Nel frattempo si registra un altro successo, economico, il patrimonio di Haaland, il fenomenale cannoniere, si è trasferito dalla natia Norvegia alla, fiscalmente, più accogliente Svizzera. Oltralpe sono molto attenti al denaro, l’edizione del festival dello scorso anno contrariamente alle prudenti previsioni di bilancio (qualche perdita), ha invece ottenuto un utile di poco più di 100mila franchi, su un budget complessivo di 17 milioni (un po’ più di 18milioni di euro), quasi equamente ripartiti tra contributi pubblici e privati (38 e 39%).

MA L’OCCASIONE viene dalla tradizionale conferenza stampa di presentazione del programma di questa edizione 79 del Locarno Film Festival (dal 5 al 15 agosto). Dal 2021 Giona Nazzaro è il direttore artistico, ruolo che svolge con grande attenzione a tutto il cinema che si muove sottotraccia, indipendente, sperimentale, innovativo, lungo, corto, emergente, senza disdegnare incursioni più orientate verso il «mainstream». L’appuntamento più caratterizzante del Festival è da decenni la proiezione serale in piazza Grande dove convergono migliaia di spettatori, mentre i responsabili della rassegna stanno col naso all’insù per scrutare il cielo scongiurando che abbia pietà di loro e dell’incasso. Film d’apertura Les Yeux Vertes di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh, la coppia francese che qualche anno fa aveva presentato Gagarin. Il giorno successivo è già cinema italiano, nonostante la futura sgomitante e accaparrante Mostra del cinema di Venezia e la passata indifferenza di Cannes e Berlino. Ecco quindi Armony di Dario Albertini, Valerio Mastandrea è un camionista che deve occuparsi della nipotina rimasta orfana, ma la burocrazia è in agguato. Nel cast anche Asia Argento che verrà insignita di un premio alla carriera (altri riconoscimenti nel corso della manifestazione per Isabella Rossellini, Darren Aronofsky, Virginie Efira e il produttore Sigurjón Joni Sighvattson). Sempre in piazza, The Invite di e con Olivia Wilde accanto a Seth Rogen, Penélope Cruz e Edward Norton. Attesa per Down the Arm of God di Peter Brunner con Caleb Landry Jones, su un predicatore che si fa carico degli ultimi contro il parere dei parrocchiani. Poi Congo Boy (con partecipazione italiana) di Rafiki Fariala con il protagonista Bradley Fiomona Dembeasset, premiato a Cannes per la sua interpretazione e ancora Il cileno, ma produzione italiana, di Sergio Castro San Martin che ci riporta agli anni di piombo. E si chiude con Ni vue ni connue di Marc Fitoussi con Isabelle Huppert. Il concorso internazionale prevede su 17 film un paio di titoli nostrani: Alberi erranti di Salvatore Mereu e Kettycé di Giovanni Tortorici (prodotto da Luca Guadagnino) sullo spaesamento dei sedicenni palermitani anni ’90.