Violenza in corsia, aggressioni al personale sanitario: i posti di polizia, istituiti nei principali Pronto soccorso della città a partire dal marzo del 2023, insieme all’inasprimento delle pene (con la previsione dell’arresto in flagranza differita), uniti all’impiego di personale sanitario dedicato all’accoglienza, hanno determinato un calo netto degli episodi, sia a Napoli che in provincia. È questo il principale dato che emerge dal tavolo convocato ieri dal prefetto di Napoli Michele di Bari sulla sicurezza nei presidi sanitari, ospedalieri e sulle ambulanze del 118 in città.

Un tavolo di aggiornamento e verifica delle misure adottate negli ultimi due anni per contrastare il fenomeno. Il presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli e provincia Bruno Zuccarelli ha subito sottolineato la necessità di tenere alta la guardia ricordando come un medico o un operatore a cui vengono indirizzate offese e minacce, o peggio venga malmenato, non ha più la serenità che serve per operare in prima linea stigmatizzando anche i processi mediatici sulla colpa medica che con il massimo rigore devono però svolgersi nei luoghi preposti ossia nelle aule di giustizia. Napoli, paziente tenta di strangolare operatrice sanitaria al Cardarelli: «La violenza non è più tollerabile»I dati In effetti, ha ricordato il delegato del prefetto, fino a uno o due anni fa si registravano quasi cento episodi di violenza all’anno (22 nel 2026, tra Napoli e provincia) alcuni di notevole gravità ma ora sono progressivamente in calo grazie alla deterrenza svolta dai posti di polizia (presenti all’ospedale del Mare, al San Paolo, al Pellegrini, Santobono, Castellammare e Giugliano e nelle vicinanze del piazzale del Cardarelli). Ciò grazie al potenziamento della vigilanza attiva svolta dalle guardie particolari giurate e passiva dalle telecamere ma non ancora attive in tutti i presidi. Fondamentale anche il ruolo svolto dal miglioramento dell’accoglienza che si è tradotto, al Cardarelli, in un’assunzione mirata oltre che di infermieri del triage anche di assistenti sanitari. «Dall’inizio dell’anno - ha sottolineato a tal proposito il manager del Cardarelli Antonio D’Amore - abbiamo registrato solo episodi di intemperanze verbali senza contatto fisico anche se in alcuni casi è stato richiesto l’intervento della forze dell’ordine. Fatto salvo l’episodio di ieri (di mercoledì sera onda) - ha aggiunto D'Amore - che ha visto protagonista un paziente psichiatrico e con dipendenze patologiche di cui ha fatto le spese un’operatrice sociosanitaria (21 giorni di prognosi) a cui abbiamo messo a disposizione il protocollo di tutela, registriamo un significativo calo dei casi. Teniamo alta la guardia - ha concluso il manager - consapevoli che solo un lavoro che affronti tutti gli aspetti organizzativi e assistenziali potrà mitigare questa ferita aperta che riguarda anche altre regioni». L'accoglienza Sono diversi gli esempi efficaci e che andrebbero seguiti per arginare l’ondata di violenza e mettere in campo un circuito virtuoso. Per le attività di comunicazione e di accoglienza dell’utenza nei pronto soccorso la Asl Napoli 2 nord impiega gli Educatori, la Asl di Salerno alcuni Psicologi, il Cto (Azienda dei Colli) pensa ai volontari della Protezione civile ma il modello Cardarelli si fa strada: gli Assistenti sanitari, afferenti all’Ordine interprovinciale delle 18 professioni sanitarie guidate da Franco Ascolese, si stanno rivelando efficaci. «Attualmente - ha spiegato Ascolese - il Cardarelli è l'unico ospedale in Italia insieme al Niguarda in cui sono impiegate queste figure. La proposta di assumerli in prima linea fu lanciata da noi e accolta dal direttore d’Amore proprio in una riunione in prefettura due anni fa. Una strada da consolidare». Figure che uniscono dunque prevenzione, sorveglianza sanitaria e ascolto. Aggredita dottoressa all'ospedale Cardarelli di Napoli: 21 giorni di prognosiMa è cauto Manuel Ruggiero, presidente dell’Osservatorio di Nessuno Tocchi Ippocrate, che osserva: «Sebbene i dati a nostra disposizione mostrino un trend di aggressioni in calo in alcuni casi c'è sfiducia e le segnalazioni non giungono più dalle vittime, bensì dai colleghi testimoni».