GINEVRA – La vita delle persone è un inferno nell’area del bacino del Lago Ciad al limite della sopportazione violenza nel bacino del Lago Ciad, che comprende ampie zone di Camerun, dello stesso Ciad, del Niger e della Nigeria. Le ragioni sono generate dalla combinazione diabolica di diversi elementi, non ultima la sempre maggiore influenza dei gruppi jihadisti, tra cui Boko Haram e la sua fazione ISWAP, e la devastante crisi climatica. L'estremismo radicale sfrutta – come sempre, del resto, l’estrdma povertà, la porosità dei confini e le tensioni locali per destabilizzare l'intera area transfrontaliera.
Lo sfollamento di oltre 3.5 milioni di persone. E’ in questo quadro che l'UNHCR – l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati - lancia un allarme per l'escalation di violenza in tutta quell’area, che sta provocando un aumento drammatico degli sfollamenti forzati e dell'insicurezza che minaccia di vanificare la recente e fragile stabilizzazione nella regione. Nel bacino del lago Ciad, oltre 3,5 milioni di persone sono sfollate a causa di violenze domestiche, mentre 8,2 milioni necessitano di assistenza umanitaria. La situazione della sicurezza è recentemente peggiorata drasticamente, con un aumento dell'80% degli incidenti registrati tra gennaio 2024 e aprile 2026. Solo tra settembre 2025 e maggio 2026, nel bacino si sono registrati quasi 1.800 incidenti di sicurezza e oltre 5.700 vittime. Questi incidenti includono attacchi contro civili, omicidi, rapimenti, esplosioni, scontri tra gruppi armati e incursioni nei villaggi.






