Il Piemonte si prepara ad affrontare una delle principali novità introdotte dall'Unione europea in materia di parità di trattamento sul lavoro. Con l'entrata in vigore, il 7 giugno 2026, del Decreto Legislativo n. 96/2026, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva, anche le imprese piemontesi sono chiamate ad adeguarsi a nuove regole pensate per contrastare il gender pay gap e garantire una maggiore equità salariale. La normativa introduce obblighi precisi: i datori di lavoro dovranno indicare la retribuzione prevista già negli annunci di assunzione, non potranno più chiedere ai candidati quanto percepissero nei precedenti impieghi e i dipendenti avranno il diritto di conoscere le retribuzioni medie dei colleghi inquadrati allo stesso livello. Per le aziende di maggiori dimensioni scatteranno inoltre obblighi di rendicontazione: qualora emerga un divario retributivo superiore al 5% tra uomini e donne, non giustificato da criteri oggettivi, sarà necessario adottare misure correttive, con il rischio di sanzioni in caso di inadempienza. Le iniziative per applicare la trasparenza retributiva La legge è entrata in vigore da poche settimane e i suoi effetti sui salari non sono ancora misurabili. In Piemonte, però, sono già partite le iniziative per accompagnare il sistema produttivo verso il rispetto dei nuovi obblighi. «La Regione Piemonte è impegnata a promuovere una cultura della parità e della trasparenza nelle aziende piemontesi, anche grazie al lavoro della Commissione regionale Pari Opportunità e della Consigliera di Parità» spiega il vicepresidente della Regione con delega al Lavoro, Maurizio Marrone. Per coordinare le attività è stato istituito un tavolo di lavoro che coinvolge organizzazioni datoriali e sindacali. In collaborazione con l'Università degli Studi di Torino, è stata avviata una ricerca rivolta alle imprese per delineare il quadro regionale delle pratiche aziendali in materia di parità e trasparenza retributiva. «Questi strumenti rappresentano un importante punto di osservazione e supporto per accompagnare le aziende piemontesi verso il rispetto dei nuovi obblighi normativi» aggiunge Marrone, che indica come priorità «dare piena applicazione alla legge regionale sulla parità retributiva, incentivando le imprese e aprendo tavoli di confronto con le parti sociali. La retribuzione deve dipendere dalle competenze e non dal genere». Il convegno della Regione Piemonte Il tema è stato al centro del convegno "Gender Pay Gap e Pay Transparency". Promosso dalla Commissione regionale Pari Opportunità al Grattacielo della Regione Piemonte, è stato occasione di confronto tra istituzioni, imprese e parti sociali sull'applicazione della direttiva europea e sulle politiche necessarie per ridurre le disuguaglianze. Occupazione femminile in Piemonte: dati, luci e ombre I numeri mostrano un quadro fatto di luci e ombre. Il Piemonte registra un tasso di occupazione femminile del 62,3%, circa dieci punti superiore alla media nazionale, mentre il divario occupazionale rispetto agli uomini è pari a 13,3 punti percentuali (75,6% il tasso di occupazione maschile), inferiore alla media italiana, che si attesta intorno ai 17,8 punti. Risultati che collocano la regione tra le realtà più virtuose del Paese sul fronte dell'occupazione femminile. Permangono però criticità strutturali. Le donne risultano più frequentemente impiegate con contratti part-time o a termine, registrano un tasso di disoccupazione del 6%, contro il 4,9% degli uomini, e il divario retributivo tende ad ampliarsi dopo la maternità. Secondo lo studio regionale "Donne e mercato del lavoro in Piemonte", sono proprio la conciliazione tra vita familiare e professionale, la qualità dell'occupazione e l'interruzione delle carriere dopo la nascita dei figli a rappresentare le principali sfide ancora aperte. Molte lavoratrici, infatti, lasciano il posto di lavoro entro il primo anno di vita del figlio. Qual è il ruolo delle politiche pubbliche? Ad aprire il convegno è stata la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, Maria Rosa Porta. Ha ricordato come la disparità salariale non rappresenti soltanto una questione di equità, ma anche un freno alla crescita economica. «Dai dati devono nascere le politiche pubbliche» ha sottolineato, osservando inoltre come il dato nazionale sul gender pay gap, stimato intorno al 5,6% sulla retribuzione oraria, tenda a sottostimare il fenomeno perché considera esclusivamente le donne occupate e non tiene conto della minore partecipazione femminile al mercato del lavoro e della maggiore diffusione del part-time. Parità salariale in Piemonte: le sfide della nuova normativa europea In questo contesto la nuova normativa europea punta a fare della trasparenza uno strumento concreto di prevenzione delle discriminazioni. Per il Piemonte la sfida sarà accompagnare le imprese nell'adeguamento, favorendo al tempo stesso una cultura in cui la parità salariale non rappresenti un obbligo di legge, ma un elemento di competitività e qualità del lavoro.
Dal 7 giugno obbligo di indicare la Ral nelle richieste di lavoro, la Regione: “Ecco come agiremo”
Dal 7 giugno è vigente la trasparenza retributiva. In un convegno sulla parità di genere nei salari, il vicepresidente del Piemonte annuncia le azioni del Piem…







