In trent’anni gli italiani dichiarano meno cattiva salute, soprattutto tra gli anziani, mentre aumentano cronicità e nuove fragilità
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Gli anziani migliorano più di tuttiPiù diagnosi, meno fumo, nuovi rischiIl Nord corre di più, il Mezzogiorno resta indietro
La fotografia sembra quasi controintuitiva: un Paese più vecchio, con più malattie croniche, più diagnosi, più persone che convivono con due o più patologie, eppure con meno cittadini che dichiarano di stare male. Dentro i nuovi dati raccolti dall’Istat sulla salute in Italia c’è proprio questo scarto, piccolo solo in apparenza: nel 1995 l’8% della popolazione si dichiarava in cattiva salute, mentre nel 2025 la quota stimata scende al 5,5%. Se poi si corregge il dato per l’effetto dell’invecchiamento, il miglioramento diventa ancora più netto: dal 9,8% al 4,5%.






