Meno barocco piemontese, più Rinascimento e Novecento. La Fondazione Accorsi-Ometto di via Po 55 è pronta a cambiare pelle. Per dirla con le parole del direttore Luca Mana: «Molto non sarà più come prima». Non è solo questione di un diverso allestimento delle sale, ma di una nuova visione, che il primo e più importante Museo di Arti decorative in Italia si appresta ad attuare in vista del suo trentennale, nel 2030. L'innovativa visione sarà a 360 gradi. Un nuovo logo, una nuova identità visiva, sei nuove opere acquisite negli ultimi mesi come primi protagonisti del nuovo corso, un'app multimediale per le visite in 63 lingue con l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale, un ambizioso “complesso” architettonico. Come cambierà il Museo Accorsi-Ometto Il Museo dirà quindi nei prossimi mesi addio agli ambienti allestiti come eleganti stanze abitate, che nel 1999 erano state ideate da Giulio Ometto per ricreare l'atmosfera delle dimore aristocratiche del Settecento. «Gli ambienti saranno ripensati - spiega Mana -; cambierà il modo di presentarci al grande pubblico». A partire da metà 2027, e per circa due anni, le sale delle collezioni permanenti rimarranno chiuse al pubblico. Ma gli ambienti oggi destinati ad ospitare le mostre (attualmente è in corso «Sodoma. Alla conquista del Rinascimento») rimarranno sempre aperti. Le mostre della fondazione nel 2027 Anzi, le mostre (almeno due all'anno) continueranno a essere un'attrattiva offerta per i visitatori e molto curate. «Possiamo anticipare che nel 2027 una esposizione sarà dedicata all'“Arte povera” - precisa Mana - valorizzando il ruolo inedito e indiretto che Pietro Accorsi ebbe nel promuovere questa forma d'arte». Dal Rinascimento al Novecento La figura del fondatore emerge nettamente in questa nuova pelle della Fondazione: «Accorsi è stato uno dei più grandi antiquari e arredatori del Novecento - spiega Mana - e ci si rifà ai suoi insegnamenti». Il direttore lo precisa mostrando in anteprima le nuove opere acquistate negli ultimi mesi. Tra queste, due opere del Rinascimento (una strepitosa «Natività» del '500 e un «Trittico con la Crocifissione e Santi» del 1390) e un capolavoro del Novecento (il «Ritratto della madre» di Carlo Levi del 1930). Un'apertura che si rifletterà non solo nell'allestimento, ma anche per le prossime opere che la Fondazione - sempre attraverso le proprie risorse economiche - continuerà ad acquisire per incrementare le collezioni. Audioguida in 63 lingue per i visitatori Tra le innovazioni, un nuovo strumento digitale per la fruizione del patrimonio museale. Si tratta di una webapp, scaricabile gratuitamente, che si trasforma in un'audioguida personalizzata. Interagendo con l'Intelligenza Artificiale ne permette l'utilizzo in 63 lingue. Tra queste c'è anche il finlandese, Paese da dove arriva la tecnologia, sviluppata dalla startup Reveel. «Questo strumento non acquisisce i dati dell'utilizzatore, ma ci permette di misurare il tempo che ogni visitatore dedica a ogni singola opera - spiega Mana -; una fonte di informazioni incredibile: lo usiamo da un po' di mesi, ma già abbiamo rilevato statistiche per noi importantissime». La scoperta degli affreschi secenteschi Infine, l'anticipazione più affascinante. Il Museo sorge sul luogo dove si trovava il complesso di Sant'Antonio Abate: un insieme di edifici, tra cui una chiesa, che dall'inizio del '600 accoglieva i viandanti che entravano a Torino da est ed era anche un piccolo ospedale per contenere le epidemie. Le vestigia di quel complesso ci sono ancora. Recentemente sono emersi preziosi affreschi e parti di costruzioni. Questi verranno valorizzati e segnalati nel percorso di visita, recuperando quel complesso il più possibile, facendone un nuovo varco di accesso alla città. Non più religioso e sanitario, ma culturale.
Addio aristocrazia settecentesca, alla fondazione Accorsi arrivano nuove opere, affreschi e digitale
La fondazione di via Po si prepara al trentennale: un restyling degli ambienti chiuderà la sala delle collezioni. Acquisite sei nuove opere, tra cui una di Car…








