La prima bella notizia è che la Fondazione Castiglioni, quello scrigno magico di oggetti di design che ti fa respirare il mondo del grande maestro è ancora in piazza Castello 27. Il rinnovo del contratto con la proprietà c’è stato e per ora (e per i prossimi anni) guai a chi prova a toccare quel dedalo di stanze con il pavimento di parquet inchiodato, i volumi con i numeri stampati in nero dell’archivio e la miriade di creazioni, oggetti e arredo, lampade, sedie, prototipi che hanno fatto la storia del design. Lo dice il figlio Carlo, cacciando via ogni dubbio su quella parolaccia che si chiamava “sfratto“, a margine della presentazione della mostra "Achille e Bruno, liberi di giocare", curata da Marco Manzini che rilegge insieme alla Fondazione le connessioni progettuali di Achille Castiglioni e Bruno Munari. "La progettazione di Castiglioni e di Munari rappresentano due percorsi distinti ma profondamente complementari all’interno del design del Novecento - ha spiegato Manzini -. Entrambi condividono una visione progettuale fondata sulla semplicità, sulla funzionalità e sull’osservazione, creando una vera e propria sinergia culturale e metodologica". Castiglioni ha un approccio pragmatico e ironico al progetto. Le sue opere nascono spesso dall’osservazione degli oggetti quotidiani e dal riuso creativo. Munari scrive il libro “da cosa nasce cosa” che Achille applicherà alla lettera. I loro progetti sono nati spesso dall’esigenza di risolvere problemi concreti e complessi dando risposte semplic ed intelligenti. La mostra si articola in sezioni: sperimentazioni tra luci, proiezioni, riflessioni e ombre; oggetti naturali che dialogano tra loro raccontandoci quanto la natura sia in grado di offrire ispirazione; una rassegna di lettere e forme in cui leggere i nomi di Bruno e Achille. E ancora, tra le altre: le sedie progettate dai Castiglioni, quattro in particolare rientrano nella selezione suggerendo forme e modalità differenti per sedersi; infine il volto come contenitore dell’espressione.