Continuano i festeggiamenti per i 40 anni della fondazione del Castello di Rivoli, con il debutto di Inserzioni, un nuovo format che inaugura un ciclo di commissioni ad artisti contemporanei chiamati a misurarsi con le sale auliche del Museo. La prima edizione (da oggi fino a febbraio) vede protagonisti il torinese Guglielmo Castelli, Lydia Ourahmane e Oscar Murillo, invitati a creare opere site-specific in dialogo con l’architettura storica e la collezione permanente. «Con questo nuovo formato riscopriamo le radici valoriali di questo luogo, con la sua visione autentica e coraggiosa – dice la presidente Francesca Lavazza –. I tre progetti con cui iniziamo sono diversi, profondi e dinamici. Continuare con questi nuovi innesti crea un dialogo sempre più aperto e coinvolto sia con il territorio che con il pubblico». Un format semestrale per nuove voci artistiche Con cadenza semestrale, Inserzioni trasforma gli spazi dedicati alla collezione del Museo in una mostra collettiva in divenire, portando le voci del presente al centro della narrazione istituzionale. L’iniziativa riprende lo spirito di Ouverture del 1984, voluta dal primo direttore Rudi Fuchs, riaffermando l’importanza delle ricerche individuali degli artisti e rinnovando l’impegno verso inclusione, apertura a culture diverse e partecipazione sociale. Per il direttore Francesco Manacorda «la caratteristica speciale del Castello è che si tratta di un luogo “interrotto”, come una frase senza conclusione, e questo sugli artisti esercita un fascino incredibile. Intervenire su questo edificio vuol dire continuare una frase rimasta aperta dal 1700. Si attivano connessioni neuronali che permettono agli artisti di creare opere che in una galleria normale non avrebbero mai raggiunto lo stesso livello di dialogo con lo spazio». Le opere della prima edizione Il primo progetto lungo il percorso è quello di Guglielmo Castelli, con una serie scultorea in cui bizzarri personaggi fuggono dai suoi dipinti per animare piccoli ambienti tridimensionali, evocando un’infanzia sospesa. Alle pareti, un monumentale dipinto di oltre tre metri, insieme a opere su carta e taccuini mai esposti prima. Lydia Ourahmane, insieme alla sorella Sarah, firma invece Per voce, una composizione per tre cantanti ciechi inscritta in Braille sulle pareti di due sale. La partitura, modellata dall’architettura stessa, rimane come traccia permanente, pronta a future attivazioni in cui il gesto del canto diventa movimento nello spazio. L’opera più suggestiva è A see of history di Oscar Murillo, un’installazione immersiva con 48 tele intrecciate che trasforma la Sala 18 in un mare di segni stratificati raccontati dagli studenti di tutto il mondo. Come un affresco sospeso, va fruito dal basso, infilandosi sotto con una lampada frontale e uno speciale lettino su ruote. «Il nuovo formato è una collaborazione tra edificio e artista che trascende il tempo e riempie gli spazi vuoti. Questa possibilità è l’arma segreta del nostro museo» conclude Manacorda. Una nuova donazione Infine, un’altra novità: l’opera Lost and Learned by Heart: Butterfly della fotografa italo-senegalese Adji Dieye, donata al Castello dall’Associazione Collective.
Il Castello di Rivoli festeggia 40 anni e lancia Inserzioni: sale storiche viste dagli artisti di oggi
Le sale storiche diventano protagoniste. La prima edizione coinvolge Guglielmo Castelli, Lydia Ourahmane e Oscar Murillo con opere che intrecciano pittura, scu…








