Hanno servito la sanità italiana nel momento più duro, quello dell’emergenza Covid, e oggi chiedono di restare come lavoratori autonomi per il sistema sanitario calabrese. Sono i medici cubani che ormai da anni prestano servizio nelle strutture - anche le più isolate - dell’entroterra calabrese, altrimenti a rischio chiusura. Ora, 63 di loro hanno presentato domanda per continuare a lavorare autonomamente nella sanità della Regione. A confermarlo è stato il presidente della Calabria Roberto Occhiuto, come riportato dal Washington Post in un articolo che ricostruisce la vicenda dei medici cubani in Calabria sulla base di informazioni raccolte dall'Associated Press.I professionisti arrivati dall'isola caraibica erano arrivati in Italia durante la pandemia da Covid-19, nell'ambito delle missioni sanitarie internazionali promosse da Cuba. In Calabria, però, la collaborazione è proseguita anche dopo la fine dell'emergenza sanitaria, per far fronte alla cronica carenza di personale negli ospedali della regione.Oggi nei vari ospedali calabresi lavorano circa 300 professionisti cubani, impiegati soprattutto nelle strutture più periferiche e nei presidi che negli anni avevano sofferto maggiormente la mancanza di medici e operatori sanitari. Secondo quanto ripetuto più volte dal presidente Occhiuto, il loro contributo è stato ed è tuttora determinante per garantire l'attività dei pronto soccorso e il funzionamento di vari reparti ospedalieri. All'Associated Press il primario dell'ospedale di Polistena, Francesco Moschella, ha ricordato le difficoltà vissute prima del loro arrivo nel gennaio del 2023: "È stato un disastro. Tenevo aperto il pronto soccorso tutto da solo".La presenza dei medici cubani in Calabria è finita anche al centro delle tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti - responsabili dell'embargo sull'isola caraibica - che avrebbero chiesto alla Regione di interrompere la missione sanitaria, richiesta che Occhiuto ha detto di non avere accolto. Un'ulteriore forma indiretta di pressione sul governo cubano che l'amministrazione statunitense maschera definendo gli accordi che regolano l'invio di professionisti cubani all'estero una forma di “lavoro forzato” e di “tratta di esseri umani”. L'accordo attualmente in vigore tra la Regione Calabria e Cuba, rinnovato nel marzo del 2025, prevede l'arrivo complessivo di 497 medici entro la fine del 2027. In passato Occhiuto aveva indicato come obiettivo quello di arrivare fino a mille professionisti cubani operativi nel sistema sanitario regionale. Secondo gli accordi, la Regione versa 4.700 euro al mese per ciascun medico impiegato nelle strutture calabresi anche se non è indicato quanto di questa somma venga poi trasferito alla società cubana che gestisce l’impiego dei medici, la Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos. Intanto, per almeno 63 di loro, il futuro potrebbe continuare a essere in Calabria anche oltre la missione internazionale che li ha portati per la prima volta negli ospedali della Regione.