Numeri del terremoto del 24 giugno 2026 fino a questo momento: 3.535 morti, 16.740 feriti, 58.870 edifici danneggiati, 189 strutture crollate. Le ferite del Venezuela sono profonde e sotto gli occhi di tutto il mondo. Nessuno può ignorare quello che è successo: un cataclisma nel cuore di uno stato fallito. Tuttavia c’è un dato ulteriore che non è stato pienamente valutato: non si tratta solo di un paese fallito, ma di un paese sotto tutela degli Stati Uniti, che manovrano i suoi leader. E, come se non bastasse, ai venezuelani viene chiesto di non politicizzare la tragedia, di metterla da parte, mentre tutte le decisioni rilevanti si prendono a Washington.
Questa settimana le conseguenze del protettorato sono diventate più visibili che mai, quando la Casa Bianca ha chiarito di non sostenere il ritorno della leader dell’opposizione, la vincitrice del Nobel per la pace María Corina Machado. Il recente scoop pubblicato dal sito Axios mostra ancora di più la volontà di Washington di sbarrarle la strada, definendo il suo sforzo “un opportunismo grottesco” che riflette il “desiderio di farsi una foto mentre distribuisce gli aiuti statunitensi”. In inglese, per dire “oltre il danno la beffa”, esiste questa espressione: “To add insult to injury”, aggiungere l’insulto alla ferita.












