La Cina ridisegna gli equilibri della guerra civile birmana per proteggere un tratto cruciale della sua nuova via della seta. Reportage dallo stato Shan

Il viadotto di Gokteik getta le sue slanciate arcate d’acciaio brillante fino in fondo alla valle. A bordo di un vecchio vagone alcuni studenti delle superiori si scattano un selfie dopo l’altro. Tutto intorno, in questa fine di maggio, il paesaggio è di un verde intenso: nel nordest della Birmania (o Myanmar) l’immenso altopiano montuoso dello stato Shan si estende da Pyin Oo Lwin, antica capitale estiva dell’ex colonia britannica, fino ai confini dello Yunnan cinese.

Inaugurato nel 1901 sotto l’impero britannico, questo capolavoro d’ingegneria ha permesso di collegare con una ferrovia Mandalay a Lashio, 280 chilometri più a nord. Il tragitto richiedeva tra le 12 e le 16 ore, fino a quando la guerra civile seguita al colpo di stato del 2021 ha definitivamente bloccato la circolazione sul ponte. Nell’agosto 2025 un’esplosione ne ha sventrato un’estremità. Riparata approfittando di una tregua, la linea ha riaperto mesi più tardi fino a Gokteik; ma solo per qualche turista birmano venuto per dimenticare, grazie alla vista del viadotto sospeso nel vuoto, un conflitto che da cinque anni devasta il paese.