“Siamo pronti a difendere ogni centimetro della Nato, la Groenlandia non è ovviamente in vendita. Ci auguriamo che tutti, compresi i nostri alleati, rispettino il diritto del popolo groenlandese all’autodeterminazione. Siamo uno stato sovrano e abbiamo bisogno che tutti rispettino la nostra sovranità territoriale e la nostra indipendenza compreso il nostro territorio”. Con queste parole la premier danese Mette Frederiksen ha risposto martedì notte ai giornalisti riuniti ad Ankara per il vertice Nato che le chiedevano se la Danimarca fosse pronta a difendere militarmente la Groenlandia di fronte all’ennesima minaccia trumpiana sull’isola artica. Poche ore prima, sempre nella capitale turca, il presidente statunitense aveva affermato che “la Groenlandia dovrebbe essere controllata dagli Stati uniti non dalla Danimarca che non ha fatto abbastanza per proteggerla, ed è circondata da navi cinesi e da navi russe”.
Dopo le dichiarazioni di Trump e la replica di Frederiksen per tutto la giornata di ieri si sono susseguite dure prese di posizioni sia da parte danese che groenlandese. Le avvisaglie di questa nuova offensiva erano arrivate all’inizio del mese da Jeff Landry, governatore della Louisiana e inviato speciale del presidente Usa in Groenlandia, che rispondendo a un giornalista che gli domandava “quando avremo la Groenlandia?” aveva risposto: “Penso che ce la faremo. Ne sono convinto. Abbiamo una buona opportunità e ho presentato alcune proposte al presidente”. A domanda specifica sul “come” sarebbe avvenuta l’annessione il governatore della Louisiana aveva risposto candidamente “la otterremo inviando più personale militare in Groenlandia per ripopolare le nostre basi, creando rotte marittime e aree dirette tra gli Stati uniti e la Groenlandia e aprendo maggiori scambi commerciali con l’isola”. Pochi giorni dopo sono arrivate le nuove minacce direttamente da Trump, in aperta contraddizione con l’esito stesso del vertice dell’Alleanza atlantica in Turchia e del segretario generale Mark Rutte che, ancora una volta, ha cercato di minimizzare lo scontro limitandosi ad affermare che “intorno alla Groenlandia è stato avviato un buon processo”.










