Messina è una città dalle tante anime. C’è quella del mare, che attraversa la litoranea e ne definisce l’identità più immediata. C’è quella della ristorazione, del turismo, degli studenti universitari, dei giovani che restano e di quelli che tornano. E poi c’è anche la movida: spesso raccontata come problema, più raramente osservata come settore economico, spazio sociale e possibilità di aggregazione.La stagione estiva quest’anno si apre tra attese, licenze, ordinanze, controlli, difficoltà burocratiche e la necessità, sempre più urgente, di trovare un equilibrio tra attività, residenti e istituzioni. Il quadro che emerge dalle voci di titolari, organizzatori e dj messinesi è complesso: nessuno nega l’esigenza di regole, ma tutti chiedono che la movida non venga ridotta a sinonimo di “caos e delirio”.

A porre il tema del dialogo è Gabriele Arcovito, tra i promotori dell’associazione “Unione locali Messina” nata per rappresentare i locali messinesi che si occupano di intrattenimento musicale, somministrazione e movida. «L’associazione nasce per dare voce a una categoria che negli ultimi anni è stata bistrattata e mal rappresentata», spiega. L’obiettivo non è solo interloquire con l’Amministrazione, ma anche con i cittadini e con i comitati che ogni estate denunciano disagi legati a musica, traffico e vivibilità. «La soluzione non può essere vietare tutto. Serve un compromesso vero, tra locali, residenti, istituzioni e forze dell’ordine». È proprio il compromesso la parola che ritorna più spesso. La necessità di ripensare il modello emerge anche dalle parole di Raffaele Cusmano e Carmelo Polimeno, titolari di una realtà che unisce sport, lido, ristorazione e socialità. Quest’anno la loro scelta è stata quella di non puntare tutto sulla musica e sulle serate, ma di valorizzare le diverse risorse della struttura. «Il locale vive dalla mattina alla sera: abbiamo i bambini, i progetti scolastici, il lido, i campi, la cena, la pizzeria. La gente non viene più solo per la serata, ma per vivere il posto durante tutta la giornata», raccontano.