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Marco Imarisio, inviato a Londra

Quando gioca Sinner gli italiani si incollano alla tv in milioni, quando giocano gli altri gli ascolti tornano normali: Cobolli è numero 4 nella Race 2026, eppure vive nella perpetua penombra del campione di Sesto Pusteria

DAL NOSTRO INVIATOLONDRA — «Stai per andare a vedere Cobolli? Ok, ma quando gioca Sinner?». Potrebbe bastare questo messaggio ricevuto ieri di prima mattina. Com'è complicata la vita all'ombra del fanciullo in fiore, del ragazzo d'oro al quale fatichi a trovare difetti, che è un modello di comportamento, non si arrabbia e a differenza di altri non smadonna mai, che soprattutto vince quasi sempre, condizione primaria per entrare nel cuore di noi italiani, storicamente amanti del più forte. Per quanto bravi, gli altri rischiano sempre di essere in secondo piano, di non venire considerati per quanto meritano, e di vivere scampoli di gloria che sono briciole lasciate cadere dalla tovaglia, come la Coppa Davis dell'anno scorso, vinta in assenza di Sinner.

Sono problemi da ricchi, d'accordo, ma non si vive di solo guadagni economici, si gioca anche per un riconoscimento personale. Lo ha detto pochi giorni fa lo stesso Flavio Cobolli, che in alcun modo si stava lamentando, ma stava fotografando lo stato delle cose. Si sente sottovalutato, percepisce di non godere della giusta considerazione, ma di una luce soltanto riflessa.