Il progetto ’Scuole Aperte’ lanciato dal Comune di Reggio per l’anno scolastico 2026-2027 diventa un modello da studiare. L’iniziativa, che partirà da settembre in sei istituti cittadini (le primarie Ada Negri, Zibordi, Bartali e le secondarie di primo grado Galilei di Massenzatico, Einstein di Bagno e Pertini) introducendo percorsi pomeridiani contro la dispersione scolastica e le disuguaglianze unendo famiglie e istituzioni educative, è infatti al centro di un protocollo d’intesa sigliato ieri tra il Comune e l’impresa sociale ’Con i bambini’ (ente attuatore del Fondo nazionale per il contrasto della povertà educativa minorile). In particolare quest’utlima avvierà un’analisi sui processi di costruzione della "comunità educante territoriale", sulla misurazione dell’impatto sociale e sulle condizioni di sostenibilità e replicabilità del modello. Alla base della sperimentazione c’è anche un’indagine del Dipartimento di Comunicazione ed Economia di Unimore che ha coinvolto oltre 3mila famiglie e 5mila studenti: tra i bisogni principali emersi figurano il supporto nello studio, la conciliazione vita-lavoro e la domanda di spazi protetti di socialità, sport e tempo libero per i ragazzi. Al progetto collaborerà attivamente anche il Desu (Dipartimento di Educazione e Scienze Umane) dell’ateneo. "Questa alleanza – ha detto l’assessora Marwa Mahmoud – rappresenta l’avvio di un confronto strutturato. È una cooperazione che ha come obiettivo quello di rafforzare le scuole come luoghi di costruzione della comunità". Marco Rossi Doria, presidente dell’impresa sociale, aggiunge: "Sosteniamo le esperienze educative diffuse per le quali Reggio ha assunto un profilo di avanguardia in Italia a partire dalla reazione civica straordinaria in risposta al Covid". Una "scuola che sia città e una città che sia scuola è la sfida che intendiamo affrontare insieme", aggiunge.