Di Lara Maria FerrariÈ un legame profondo, che intreccia le radici letterarie del territorio con le sfide ecologiche del presente, a dare vita a ‘Terre e Acque dell’Ariosto’. La giunta dell’Emilia-Romagna ha avviato l’iter per l’istituzione di questo nuovo paesaggio protetto, una vasta infrastruttura verde alle porte di Reggio che si estenderà su una superficie complessiva di 5.189 ettari. Un progetto che segna una svolta, sia per la sua estensione, sia per la filosofia di gestione, affidata all’Ente Parchi e Biodiversità Emilia Centrale. Il via libera arriva dopo il parere positivo della Commissione Territorio, presieduta da Paolo Burani, e porta con sé un investimento di 1,8 milioni di euro destinati alla riqualificazione. Ma, al di là dei numeri, il valore aggiunto sta nella visione politica del progetto: connettere la città alla campagna, trasformando il torrente Rodano in un corridoio ecologico fondamentale per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e promuovere una mobilità dolce.

Il nome, scelto direttamente dai cittadini attraverso un percorso partecipativo, omaggia Ludovico Ariosto, che nella villa del Mauriziano – centro simbolico del parco – ha vissuto a lungo. Un’identità culturale che si riflette nel paesaggio: dal rione popolare di quartiere Venezia, con i suoi storici canali a cielo aperto un tempo destinati ad alimentare i mulini, fino al parco dell’Acqua di Bazzarola, vero scrigno capace di custodire 10 milioni di litri d’acqua. E poi l’oasi naturalistica di Marmirolo, una ex cava di argilla trasformata in un paradiso di biodiversità che ospita 31 specie protette, tra cui cicogne bianche e tartarughe palustri. Il progetto ha incassato un voto unanime, raccogliendo il plauso di tutte le forze politiche.