L’ong italiana a Kiev «Insegniamo ai bimbi a riconoscere le mine» Gli operatori di WeWorld: città sotto tiro, si vive nei bunkerRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 9 luglio 2026 – Sono passati pochi giorni dall’ennesimo attacco che ha colpito Kyiv. Nel frattempo, la guerra è andata avanti. Le sirene hanno continuato a suonare, le persone hanno continuato a rifugiarsi nei bunker, altri edifici sono stati colpiti. E noi, come spesso accade, abbiamo già rivolto lo sguardo altrove. È questo uno degli effetti più insidiosi delle guerre che si protraggono nel tempo: non solo la distruzione che provocano, ma la nostra capacità di abituarci. I numeri si susseguono, gli attacchi si rincorrono, l’indignazione lascia spazio all’assuefazione.
Io non sono a Kyiv. Ma parlo con le colleghe e i colleghi di WeWorld che lì lavorano e con Piero Meda, che coordina i nostri interventi in Ucraina. Sono loro a raccontarmi cosa significa vivere una guerra quando i riflettori si spengono: famiglie che non sanno se potranno tornare a casa, bambini e bambine che imparano a riconoscere il suono delle sirene prima ancora di quello della campanella, comunità che cercano di ricostruire una quotidianità mentre continuano a essere colpite.







