HomeFirenzeCronacaVince il ricorso al Tar, così il pusher può avere il permesso di soggiorno: “La condanna non è un ostacolo”La questura si era opposta al rilascio dei documenti per i precedenti penali del richiedente. Diniego annullato. “La pericolosità sociale deve essere valutata caso per caso”Una volante della poliziaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciFirenze, 9 luglio 2026 – Uno straniero condannato per droga e resistenza a pubblico ufficiale, per la questura non aveva il diritto di ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Ma il Tar ha accolto il suo ricorso e ha annullato il diniego.
Il diniego della questura
Per il questore, la condanna per reati di droga, definitiva, della corte d’appello di Firenze, era una condizione preclusiva all’ingresso e alla permanenza in Italia che rendeva superflua anche una valutazione individuale della pericolosità sociale del soggetto. Ma secondo il Tar, che ha accolto le doglianze dell’avvocato Brunella Crecchi, difensore dell’immigrato, “la consolidata giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che l’Amministrazione, non può limitarsi a richiamare il dettato normativo e far meccanicamente derivare da condanne penali i presupposti per non accogliere la richiesta di regolarizzazione”. Deve invece “essere fornita una puntuale motivazione circa l’effettiva riconducibilità delle condanne subite alle ipotesi contemplate dalla norma, ossia circa la concreta sussistenza degli elementi che possano rendere lo straniero una reale minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato; e ciò attraverso una puntuale e motivata valutazione della rilevanza e della gravità dei fatti imputabili allo straniero, al fine di evitare che la sua valutazione si traduca in un giudizio astratto e, per ciò solo, lesivo dei diritti garantiti dall’art. 8 Cedu”.






