Gli ispettori inviati dal ministro Schillaci all’Ospedale Israelitico relazioneranno a giorni su quanto emerso nel sopralluogo di ieri durato oltre sei ore. Ma già trapelano le falle emerse dai controlli sui protocolli di sicurezza. Come il fatto che le chiavi della cassaforte che conteneva il fentanyl fossero all’interno della stessa stanza, alla mercé di qualsiasi dipendente dell’ospedale. E il fatto che l’accesso all’armadio blindato fosse tutt’altro che arduo lo confermerebbe la mancanza di segni di effrazione verificata dagli ispettori ministeriali.
Ma mentre si indaga sulle pecche del sistema di custodia, gli inquirenti sembrano aver imboccato con più decisione una pista alternativa a quella dello spaccio di droga. Il furto delle 80 fiale di fentanyl, sufficienti tra l’altro a confezionare 1.600 e non 20 mila dosi dello stupefacente, sarebbe in realtà stato commissionato per dirottare il potente sedativo sul mercato nero delle cliniche e degli ambulatori sanitari clandestini, che, come dimostrano indagini passate, sono particolarmente diffusi a Roma. Strutture destinate a esponenti della criminalità che non possono certo presentarsi in pronto soccorso con una ferita d’arma, oppure utilizzate da stranieri irregolari. Ma nella maggioranza dei casi si tratta di locali allestiti da professionisti, anche italiani, nel settore estetico ad esempio, dove un potente anestetico è sempre utile. Anche di recente sono stati scoperti locali usati per interventi chirurgici senza autorizzazione e senza abilitazione medica di chi li eseguiva, dove sono stati sequestrati medicinali di provenienza sospetta.













