Impiegare più tempo non vuol dire perdere tempo. Il nuovo numero dei Piaceri del Gusto, in edicola il 9 luglio con la Repubblica, parte proprio da questa idea e vuole essere un invito a rallentare e vivere il viaggio come la vacanza stessa, non come il tragitto per giungere a destinazione. Ovvio poi che il cibo, lungo la strada, ne diventa parte integrante. Qualunque sia il modo in cui decidiate di impiegare più tempo.

A piedi, innanzitutto. Come lungo il Cammino di San Tommaso, in Abruzzo, dove costa e montagne si tengono insieme in un itinerario che da Guardiagrele arriva a Ortona, tra la Maiella e l’Adriatico. Trenta chilometri che si possono percorrere seguendo le orme di Celestino V, ma anche quelle di una geografia gastronomica fatta di confetti, vini, trabocchi e brodetti. Del resto il pellegrinaggio, ricorda l’antropologo Marino Niola, non è mai stato soltanto fatica o spiritualità. Da secoli si cammina anche per conoscere luoghi, persone, usanze. E si mangia. Non a caso pane e vino accompagnano da sempre chi parte: il viaggio del corpo e quello dello spirito hanno spesso condiviso la stessa tavola.

Ma rallentare significa anche accettare l’imprevisto. Fermarsi dove non era programmato, deviare, aspettare. E magari cucinare con ciò che si ha nello zaino. Leonardo Romanelli racconta l’altra faccia del viaggio a piedi: quella di chi trasforma un fornelletto da campo, una brace o perfino un bastone in una piccola cucina all’aperto. Altro che frutta disidratata e barrette energetiche (vanno bene, ma alla lunga stancano): con un po’ di fantasia il cous cous prende sapore, le patate cuociono nella carta stagnola, l’uovo finisce dentro un’arancia, il pane si arrotola intorno a un ramo e il necessario torna a essere sufficiente.