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Luca Bertelli

L'attaccante, ospite del podcast di Joakim Noah e Jozy Altidore, racconta il suo orgoglio per la maglia azzurra: «Rappresentare l'Italia era tutto per me, avevo anche la responsabilità da uomo nero di supportare tutti gli immigrati in Italia e mi piaceva». Poi la rivelazione: «Fuori dal campo sono interessato al mondo degli investimenti bancari»:

Mario Balotelli è spesso spiazzante, ma la frase che lascia di stucco gli intervistatori stavolta arriva alla fine del dialogo avvenuto negli Stati Uniti, nei giorni scorsi, dove era ospite del sindaco di New York Zohran Mamdani e ha assistito a Croazia-Ghana dei Mondiali. Ospite del podcast "The Man on Show", condotto dall'ex stella Nba Joakim Noah (figlio di Yannick) e Jozy Altidore, ex centravanti della nazionale americana, l'attaccante risponde così alla domanda su quale sia stato il momento più bello e importante della sua vita fuori dal calcio: «Quando ho ottenuto la cittadinanza italiana il giorno del mio diciottesimo compleanno - spiega Mario - perché da allora ho potuto finalmente giocare con la nazionale italiana. Io ero ghanese per la legge, pur essendo nato e cresciuto in Italia: ogni anno con la mia madre adottiva dovevo andare a firmare documenti, in quanto immigrato. In Ghana, peraltro, andò l'anno prossimo per la prima volta: non ci sono mai stato». Noah e Altidore trasaliscono, ignari delle leggi italiane: «Ma è pazzesco, una follia: non sapevamo fosse così. Nascere in una nazione e non poterla rappresentare è incredibile: in America se nasci qui sei americano e basta, qualunque parte del mondo sia la tua origine».