di

Luca Bertelli

Prima del Mondiale aveva citato le parole dell'attaccante per convincere la città di New York che ai Mondiali si sarebbe rivelata la migliore: il bresciano l'aveva sfidato per una partita sui social e l'invito è partito davvero, Mario in questi giorni è nella Grande Mela con il fratello (e hanno visto una gara del Ghana a Philadelphia) e domani tornerà in Italia.

Può sembrare uno dei legami più singolari possibili, ma la verità è che il calcio unisce. Sempre. Specie tra coetanei. Zohran Mamdani e Mario Balotelli hanno un anno di differenza, l'attaccante bresciano è del 1990 mentre il primo cittadino di New York è del 1991. Entrambi hanno qualcosa in comune, pur essendo agli antipodi per formazione e professione: tutti e due di origine africana, ugandese Mamdani e ghanese Balotelli, hanno dovuto dimostrare le loro qualità di ragazzi prodigio, e battere i pregiudizi, nel paese in cui sono cresciuti. Gli Stati Uniti d'America per il politico, l'Italia per il calciatore.

Mamdani, a pochi giorni dall'inizio dei Mondiali, aveva citato una frase di Mario Balotelli presentandolo a chi lo ascoltava come «uno dei più grandi attaccanti internazionali della storia recente». La frase in oggetto, utilizzata dal sindaco, è stata: «Quando faccio gol non esulto perché sto solo facendo il mio lavoro. Un postino per caso festeggia quando consegna le lettere?», traslata così: «Quando New York ospita dei Mondiali che sono bene organizzati, sicuri, in cui va tutto liscio, festeggeremo? No, perché stiamo solo facendo il nostro lavoro».