Il ministero dell'Interno avrà sei mesi per verificare le condizioni nei Centri di permanenza per il rimpatrio, dall'assistenza sanitaria alla gestione delle principali criticità emerse negli ultimi cinque anni. La sentenza dopo il ricorso di Asgi

Sei mesi. È il termine fissato dal Consiglio di Stato al ministero dell’Interno per procedere a «una puntuale ricognizione della situazione esistente dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr)», con particolare riferimento «ai profili dell’assistenza sanitaria e psicologica, alla formazione del personale impiegato, nonché all’analisi degli episodi critici verificatisi con maggiore frequenza nel corso dell’ultimo quinquennio». I giudici hanno accolto il ricorso dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), riconoscendo la necessità di fare chiarezza sulle condizioni all’interno dei centri.

L’ordinaria attività istruttoria – spiega l’organo di rilevanza costituzionale – dovrà essere inoltre svolta in collaborazione con il ministero della Salute e con il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. La sentenza si inserisce in un contesto segnato da anni di denunce delle organizzazioni della società civile. Secondo l’ultimo rapporto di monitoraggio del Tavolo Asilo e Immigrazione (Tai), infatti, i Cpr continuano a rappresentare in Italia «luoghi di sospensione dei diritti fondamentali, caratterizzati da isolamento, spersonalizzazione, degrado materiale e una produzione sistematica di sofferenza».